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LIBIA/ Parsi: così Gheddafi trascina l’Italia (e l’Europa) nel "baratro"

Pubblicazione:martedì 22 febbraio 2011

Proteste contro Gheddafi a Parigi (Foto Ansa) Proteste contro Gheddafi a Parigi (Foto Ansa)

E così siamo arrivati allo showdown in quello che fino a poche settimane fa sembrava il meno esposto a rischi di rivolta popolare tra gli Stati della regione. Comunque vadano le cose, il regime di Gheddafi è sostanzialmente finito in queste ore, mentre la protesta si estende alla Tripolitania e contagia l’esercito e la stessa nomenclatura del regime.

 

Il tentativo di riposizionare i moti di Bengasi come un’insurrezione separatista non è riuscito e ormai il Paese è a un passo dalla guerra civile, se non c’è già entrato. La possibilità che le Forze Armate tentino di dare la spallata al regime del colonnello è tutt’altro che infondata, per quanto esse siano state duramente “purgate” per analoghi tentativi passati. Persino l’Europa ha capito che ogni ulteriore silenzio di fronte a una simile mattanza non era più possibile e che occorreva reagire con una ferma condanna di fronte a un tiranno che addirittura ordina alla sua Aeronautica di bombardare i propri cittadini.

 

Proprio per la sua fine repentina e violenta, proprio per la natura del regime politico di Gheddafi, tutto ci si potrà attendere in Libia tranne che una transizione ordinata ed è altamente improbabile che la fine del regime del colonnello possa condurre a qualcosa di anche solo vagamente simile a un processo di democratizzazione. Le condizioni in cui Gheddafi ha mantenuto per oltre quarant’anni il suo popolo, blandendolo con le prebende della rendita petrolifera e nutrendolo di un nazionalismo xenofobo tinteggiato di socialismo islamico, sono di sicuro le peggiori per lo sviluppo di una cultura politica minimamente consapevole.

 

Se c’è un Paese in cui, oggi, è più probabile che la deriva dell’islamismo radicale prenda il sopravvento, questo è proprio la Libia, sempre che esso semplicemente non si frantumi in una serie di potentati pseudo-indipendenti: un nugolo di Stati falliti piantato di fronte alle nostre coste meridionali, dove gli emuli di Al Qaeda potrebbero fare il bello e il cattivo tempo. Sarà un caso, ma tutte le nostre, poche, ex colonie (Libia, Somalia ed Eritrea) sembrano accomunate da un destino di disfacimento e di penetrazione delle forme politiche più radicali.


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COMMENTI
05/03/2011 - fatti e non parole contro il pastrocchio dell'UE (giovanni maria nicolini)

Prendere coscienza del fatto che con la crisi libica l'UE si gioca una fetta importante della sua credibilita' e della sua stessa ragion d'essere - come giustamente osserva Mario Mauro commentando l'articolo di Parsi - e' una bse di partenza molto importante, che spesso viene trascurata. Quella credibilita' e quella ragaion d'essere, in effetti, l'UE se la gioca su diversi fronti e scenari, interni e internazonali: pensiamo, solo per fare alcuni esempi, alla questione del brevetto europeo o alla assenza assordante di una voce comune proveniente da Bruxelles sul processo di pace in Medio Oriente, fino ad arrivare alla sapienza insipiente del laicismo esasperato di Bruxelles in tema di difesa delle liberta' delle minoranze religiose, come il Ministro Frattini ha brillantemente fatto notare nelle scorse settimane (al riguardo, chi a parte Frattini, fra i Ministr degli AFfari Esteri dei 27 ha espresso una sincera indignazione o proposto concrete iniziative a seguito dell'assassinio del Ministro pachistano Bhatti??). Dopo aver preso quella coscienza, pero', e' necessario provare ad agire. Chi sa, fa. Parsi ha indicato la necessita' di imbastire una seria politica europea dell'immigrazione. Ma la sola enunciazione di questo buon proposito o saggia idea temo non sia sufficiente per le cancelleire europee, che devono confrontarsi con problemi reali e alle quali servono soluzioni concrete.

 
22/02/2011 - rilanciare l'Unione per il Mediterraneo (Achille Cilea)

Integrazione nel Mediterraneo- Ciò che disperatamente serve è una vera politica europea per l’immigrazione che non si limiti a generiche dichiarazioni garantiste e neppure lasci gli Stati rivieraschi abbandonati a se stessi. Sarebbe ora di ricordarsi che nel 1995,alla conferenza di Barcellona,è stata costituita l’UNIONE PER IL MEDITERRANEO che raggruppa i 27 paesi dell’Europa e 12 paesi rivieraschi del Mediterraneo (con la Libia in veste di osservatore).Se questo partenariato euro-mediterraneo era stato pensato per creare con i paesi della sponda meridionale una zona comune di stabilità,sicurezza e prosperità con l’obiettivo di instaurare una zona regionale di libero scambio (era prevista entro il 2010) è ora di mettere in pratica le intenzioni allora espresse:perché non legare le azioni conseguenti a quei propositi (da mettere in campo con urgenza) al rispetto dei diritti umani e ad un inizio di democratizzazione di quelle società ? L’Italia sarebbe la prima a giovarsene, vista la prospettiva di trovare di fronte alle nostre coste meridionali un nugolo di stati falliti ed in cerca di una nuova identità (speriamo non bellicosa).lA "CITTA' METROPOLITANA DI REGGIO CALABRIA" si troverebbe a nascere in una situazione disastrosa. Achille Cilea

 
22/02/2011 - guardare acutamente indietro e avanti (attilio sangiani)

a mio parere occorre avere vista lunga "all'indietro" per scoprire le cause più importranti ( e non solo la solita "goccia" che fa traboccare ..). Infatti l'aumento dei prezzi dei generi alimentari è stato la "goccia". Il vaso era già pieno delle manovre della speculazione incontrollata di masse di capitali finanziari alla ricerca del massimo guadagno,come è logico attendersi. Ha ragione Tremonti ( e con lui,finalmente,i Ministri dell'Economia della CEE ) di auspicare un efficace controllo,dopo la demenziale "globalizzazione selvaggia" anni '90 ( realizzata dalle sinistre mondiali ). Si aggiunga la maggiore informazione e istruzione delle masse giovanili dei paesi mediterranei,che, ragionevolmente,vedono il "vuoto " demografico europeo. Terribile suicidio dell'Occidente ( card. Bertone ).Però,ottimisticamente,si deve mettere nel conto la ricchezza in materie prime di quasi tutti i paesi coinvolti nelle "rivolte",(unico mezzo a disposizione di società non democratiche per cambiare i governanti). Ricchezza che consentirà,se ben amministrata,di affrontare i problemi economici. Quanto all'Italia ed all'Occidente in generale,occorre recuperare la "Speranza" cristiana,per non creare un ben più temibile "vuoto culturale e religioso",che verrebbe colmato dal panislamismo,prima che si liberi dai Talebani ed Alqaeda.....

 
22/02/2011 - incipit ludum (giorgio cordiero)

I giochi (come la battaglia) sono appena iniziati e già si comincia a vedere SOLO l'aspetto negativo, quello che vedrebbe danneggiati gli interessi economici dell'Italia, poi dell Europa. Ieri le borse hanno vissuto una giornata di realizzi, ma se oggi Wall Street dovesse fornire indicazioni negative, probabilimente saremmo di fronte ad una nuova fase ribassista. Per contro i popoli si stanno sollevando, combattendo a petto nudo contro le mitragliatrici. A me poco importa se questi popoli non avrenno nel breve una democrazia compiuta. E' molto meglio che l'occidente la finisca di interferire. Ormai questi giovani sono CONSAPEVOLI, quasi tutti con un'istruzione media e con il mezzo informatico irrefrenabile, poi hanno la loro cultura e la loro religione. Mi preoccupano le navi iraniane nel canale di Suez, ma anche li il popolo al suo interno si sta ribellando al tiranno. Sono certo che , tolto il momento iniziale di enpasse, paesi come la LIbia insieme al resto del medio oriente apriranno enormi potenziali di sviluppo interno. Quella sarà la vera battaglia delle economie. Occorrerà che le multinazionali ed anche le banche si dimentichino per un momento il colonialismo e capiscano che solo un piano di investimenti mirati allo sviluppo dei consumi di quei popoli sarà l'unica via possibile per evitare quello che si sta prospettando : un conflitto politico ed economico mondiale, con conseguenze umanitarie enormi. Importa davvero poco guadagnare di meno , in questo momento.

 
22/02/2011 - Guardiamo anche alla finanza (Diego Perna)

Quanto sta accadendo in Libia, ma che è partito dalla Tunisia è secondo me il frutto della scellerata speculazione finanziaria sulle materie prime, sopratutto su cereali e alimenti essenziali in genere. E' vero che gheddafi è un dittatore, ma lo è ora come lo era prima, lo è sempre stato e ai paesi occidentali, non ultimi noi, ha fatto comodo. Se non si hanno soldi per comprare il pane perchè il prezzo è raddoppiato, non ci si deve meravigliare troppo di quanto sta succedendo, ed è strano che nessuno lo aveva previsto. Ci arrabattiamo ogni giorno a parlare di crisi economica e come uscirne, ma tutto è in equilibrio precario e il costo dell'energia, materia prima è soggetta a speculazione da parte di potentati economici, senza che i governi riescano mai a far nulla( ma allora che ci stanno a fare).Sino a che non si cambierà, sempre siamo in tempo e in grado ancora di farlo,il sistema economico mondiale, ma tutto continuerà come nulla fosse, parlando sempre di cose che alla fine sono poco influenti, ritengo che i problemi da affrontare si moltiplicheranno, e sarà sempre più difficile anche per noi, altro che festini ad Arcore, moralisti e toghe rosse. Buona giornata e speriamo bene