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SOCIAL NETWORK/ Egitto, chiamano la figlia Facebook in onore della rivoluzione

Pubblicazione:martedì 22 febbraio 2011

Una immagine simbolo della rivoluzione Facebook in Egitto, foto Ansa Una immagine simbolo della rivoluzione Facebook in Egitto, foto Ansa

A differenza di quanto accaduto in Tunisia nella rivoluzione locale, dove erano stati bloccati solo alcuni collegamenti, o dell'Iran, dove la Rete non è stata chiusa ma rallentata volutamente per rendere le connessioni praticamente inutilizzabili, l'Egitto ha voluto oscurare del tutto il Web. Un fatto senza precedenti, ma che durerà poco. Il regime egiziano sarà costretto a riaprire via via la connessione. E' l'inizio della vittoria dei rivoltosi. E adesso in Libia sta accadendo di nuovo la stessa cosa. Il traffico Internet è quasi del tutto fermo.

LA CINA - A dire della forza e dell'importanza della Rete e dei suoi social network, è il caso della Cina. Nel grande paese asiatico non si è ancora avuta nessuna rivolta del tipo di quella egiziana, ma proprio per prevenire qualunque tipo di imitazione, il governo cinese nei giorni delle manifestazioni egiziane, ha dovuto ricorrere allo stesso sistema del governo egiziano. Ha cioè fatto sì che chiunque cercasse la parola "Aiji", che in cinese mandarino significa "Egitto", ricevesse un messaggio di errore. Troppo forte la paura per il regime comunista il fatto di vedere migliaia di persone in piazza esattamente come successe in piazza Tienanmen potesse revocare negli utenti cinesi ricordi mai sopiti e l'insopprimibile desiderio di libertà.

Non solo. Ben presto il regime cinese ha oscurato tutti i commenti sui blog così come i social network. E’ accaduto a Sina.com, che offre un servizio simile a Twitter, ma anche a Sohu.com. Facebook? Non c'è stato bisogno di oscurarlo, visto che il social network è già censurato in Cina, così come Twitter. Il motivo? Ovvio: sono luoghi di libertà assoluta, da cui possono nascere le rivoluzioni. Qualcuno forse dovrebbe dare il prossimo premio Nobel per la pace a Internet.

Un esempio per tutti: un ragazzo cinese prima dell'oscuramento aveva fatto in tempo a postare questo messaggio su di un blog: "No agli Ak74, no ai machete; abbiamo bisogno di Twitter, abbiamo bisogno di Facebook”. Lo aveva postar Wo Shen riferendosi ad uno degli striscioni esposti a Il Cairo. Immediato il riscontro. Nel giro di una mezza giornata, il post è stato condiviso da 2.500 utenti e ha ricevuto quasi 400 commenti. Poi la censura.



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