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GERUSALEMME/ La crisi nei paesi arabi vista da Israele

Pubblicazione:mercoledì 23 febbraio 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Il colonello libico annuncia in diretta televisiva il suo martirio, mentre – disperato - fa sparare dall’aviazione addosso ai manifestanti, in un massacro che conta oltre mille morti nel suo parziale bilancio. Mentre tutto l’occidente guarda con crescente preeoccupazione una crisi che si sta espandendo a macchia d’olio in tutti i paesi arabi, ad alzare ulteriormente il livello di guardia del vicino Israele ci pensa Ahmadinejad.

Due navi iraniane hanno passato il canale di Suez e puntano diritte verso il porto siriano di Latakia. Era dal 1979, quando Khomeini prese il potere, che non si assisteva a un fatto del genere. Nulla di illegittimo a dire il vero, il transito è garantito dalla convenzione di Costantinopoli del 1988 che prevede il passaggio di navi militari nel canale «in tempo di guerra come in tempo di pace, senza distinzione di bandiera». Ma in Israele fanno giustamente notare che in passato l’Iran non ne aveva mai chiesto l’autorizzazione. Insomma, ciò che Mubarak ha impedito per 30 anni, il regime militare che presiede il governo al Cairo ha concesso in un paio di giorni. Per lo storico Uzi Rabi, dell’Università di Tel Aviv, il messaggio di Teheran è evidente: “L’Iran vuole dire a tutti che è qui mentre gli Stati Uniti si stanno indebolendo. Stati come l’Egitto non sono più dei pilastri filoccidentali in Medioriente. E penso che l’Iran stia cercando di sfruttare al massimo la situazione inviando segnali che tutto il Medioriente dovrebbe leggere in modo diverso, in termini geopolitici”.

Il ministro degli esteri israeliano Lieberman ha parlato di provocazione e ha aggiunto che il suo paese non sarà disposto a “tollerare nuovamente atteggiamenti di questo tipo”. Non ha escluso l’ipotesi di una controffensiva, difficile – per ora - da ipotizzare. Anche se in America, proprio ieri, sono stati testati con successo alcuni missili israeliani. Il governo rivendica la casualità nella coincidenza degli eventi, ma il livello di allerta è altissimo. Soprattutto se ripercorriamo tutte le recenti dichiarazioni dei leader arabi contro lo stato ebraico.


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