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Esteri

LIBIA/ Sapelli: ecco perché la rivoluzione di Tripoli incendierà anche l'Europa

Manifestanti a Tobruk in Libia (Foto Ansa)Manifestanti a Tobruk in Libia (Foto Ansa)

Ci sono molte forze positive, forse più che in Europa. Anche tra le comunità cristiane, pensi a quale forza e quale coraggio hanno minoranze religiose come i copti. Sono loro a costituire le elite intellettuali egiziane, e se si sviluppa un po’ di democrazia possono diventare uno dei cuori della nuova crescita economica, proprio come la minoranza parsi in India. I cristiani mediorientali infatti sono i più istruiti e mettono al centro del loro messaggio il rispetto della persona, e questo dà loro l’impulso per svolgere attività economiche e benefiche che in quei Paesi possono essere trainanti.

 

In Libia però la risposta del regime è stata molto più violenta che altrove…

 

Quello che sta avvenendo in Libia è il crollo di una società tribale dove per 50 anni una tribù, la Qadhadfa di Gheddafi, ha dominato sulle altre. E’ la caduta di uno Stato molto diverso da quello dell’Egitto o della Tunisia. La Libia non ha un esercito, ma solo delle milizie, e anche quelle poche truppe regolari che c’erano erano molto divise. Mentre l’aviazione, arma fondamentale già per sgominare la rivolta militare sotto Gheddafi, apparteneva alla tribù Qadhadfa. In Libia non c’è né una monarchia né un esercito che unifichi un Paese che non ha una cultura nazionale, in quanto le tribù sono delle entità parastatuali. Il rischio che il Paese si divida non è quindi da escludersi.

 

C’è anche il pericolo di un’ondata migratoria di lunga durata verso l’Italia?

 

Da questo punto di vista, non bisogna fasciarsi troppo la testa. I fenomeni migratori si reggono sulle informazioni che i migranti ricevono da coloro che sono partiti prima di loro. Se l’Europa non può fornire loro accoglienza e lavoro, i migranti si trasmettono queste informazioni molto rapidamente e i flussi rallentano. Non mi pare che in Italia ci sia lavoro, al contrario c’è una disoccupazione intellettuale terribile e anche i lavori un tempo affidati agli immigrati oggi sono scarsi. Quindi non è detto che gli sbarchi saranno un fenomeno di lunga durata, perché l’Europa è in crisi e chi vive nel Nord Africa lo sa benissimo.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
23/02/2011 - cooperative e "non profit".... (attilio sangiani)

Sapelli non può ignorare che in Italia esistono sia cooperative sia altre imprese "non profit",complessivamente di una discreta consistenza.Giusta mi pare la critica alla adozione del PIL come criterio unico per valutare la efficienza economico-sociale di una sistema. La Francia ci prova per una integrazione,non sostituzione. Quanto al "prestito ad interesse",la cui proibizione nel Medio Evo era fondata su una erronea lettura di un brano evangelico: " date a prestito senza sperarne nulla",teniamo presente che sia a Firenze sia in Lombardia,già dal secolo XIV era largamente superata. A Londra la antica via dei banchieri si chiamava "Lombard street ". I protestanti ( Calvinisti ) hanno solo creato il capitalismo "assoluto" fondato su una sbalorditiva tesi teologica: " l'arricchimento personale è il segno infallibile della predestinazione alla salvezza eterna di una persona" ! I danni prodotti da tale assurda interpretazione del problema della "predestinazione" sono visibili anche oggi. I banchieri d'oltreatlantico che hanno scatenato la speventosa crisi finanziaria mondiale ne sono l'esempio. Credo quindi che non si debba assolutizzare il profitto e nemmeno il prestito ad interesse,ma,nel contempo,non si debbono demonizzare. I mussulmani hanno ben poco da insegnarci,impegnati come sono a godere delle risorse naturali "non meritate" e del progresso scientifico-tecnico che non hanno contribuito a realizzare,da almeno sei secoli. Amen

 
23/02/2011 - in Italia a differenza di molti paesi (Fabrizio Terruzzi)

1- in Italia a differenza di molti paesi del Nord-Africa esistono 5 milioni di immigrati che fanno lavori disdegnati dai nostri istruiti connazionali. Una rivoluzione per affermare il diritto a fare il lavoro che più mi piace? 2- il profitto è innanzitutto un indice di efficienza economica e come tale nessuno ha trovato finora niente di meglio. Fino a prova contraria è quindi bene che rimanga. Sta alla politica e allo Stato fare in modo che esso comprenda o meno certi fattori in modo da renderlo il più possibile aderente alla realtà. Per fare degli esempi: si può prevedere di addebitargli anche i costi ambientali indiretti oggi non conteggiati così come è possibile usare l'arma fiscale per rendere più conveniente l'occupazione, se fatti bene i conti se ne ottiene un vantaggio sociale.

 
23/02/2011 - Dall'articolo due cose giuste ed una sbagliata (Vittorio Silva)

Quelle corrette: 1) in Europa si stanno creando le condizioni per una crisi sociale e quindi sommovimenti paragonabili a quelli nord-africani, con la differenza che in Africa ci si arrabbia perché una elite parassitaria "si mangia" la crescita della ricchezza, mentre da noi ci si arrabbierà perché la ricchezza sta finendo; 2) è un'ipotesi assolutamente verosimile che i cristiani facciano nei Paesi islamici quello che furono gli ebrei per quelli cristiani, ovvero l'ossatura ed avanguardia del sistema economico-finanziario, proprio perché (esattamente come gli ebrei dei tempi passati) i cristiani medio-orientali sono spesso ghettizzati e quindi costretti a "darsi da fare". La cosa sbagliata (a mio avviso) è l'idea che il mondo islamico possa creare un modello economico diverso da quello capitalista occidentale: il fatto che OGGI non esista la cultura del prestito ad interesse è solo indicativo dell'arretratezza relativa di quelle zone; anche in Europa l'interesse era vietato dal diritto canonico, poi il pragmatismo e la voglia di arricchirsi hanno prevalso, generando la Riforma protestante, che a sua volta ha definitivamente legittimato l'interesse e la ricchezza. Non escluderei che, nei prossimi decenni, anche l'Islam viva una sua "Riforma protestante", che in qualche modo lo "modernizzi"...

 
23/02/2011 - Pil disoccupati e frustate (Diego Perna)

... i parametri con cui gli economisti giudicano la realtà sono errati. Invece di basarsi sui livelli di occupazione, guardano solo al Pil.... Quanto è vero, ma nel mondo della comunicazione che è diventata la maggiore arma del potere, qualunque esso sia, vedi slogan tipo - governo del fare- come ci fosse il governo del non fare un tubo- è difficile perchè giudizi come quelli dell'articolo che condivido in pieno, possano diventare operativi a breve, pensando solo a intercettazioni e giustizia, anche di notte.In tutti i paesi c'è maggiore considerazione per i giovani, e la ricerca la fanno cervelli non solo vecchi.Le soluzioni migliori e nuove le trovano di solito coloro che i problemi li vivono sulla pelle, non quelli che li vivono per mestiere, chi ha fame si muove, chi la pancia l'ha piena a difficoltà anche ad alzarsi dalla poltrona.Mi sa comunque che saremo costretti dalle circostanze e dalla realtà a comprendere che immorale non è soltanto ciò di cui si parlava di più ieri,ma anche godere di privilegi quali affitti a prezzi che un comune cittadino trova solo se miracolato, mentre per alcuni è prassi normale.Chi ha il potere di farlo deve cominciare a guardare alle persone, a chi lavora e non sbarca il mese, degli slogan io personalmente, mi son rotto le scatole. Un milione di persone che non lavora sono un milione di storie umane, non numeri da statistica che quando fa comodo si cita e poi buonanotte, tipo frustate all'economia, cerchiamo di essere seri, ora o mai più.