BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

LIBIA/ L'esperto: senza "cancelli" l'Italia rischia 200 milioni di immigrati in 20 anni

Immigrati a Lampedusa (Foto: Ansa)Immigrati a Lampedusa (Foto: Ansa)

In realtà lo accelererebbe. Finché uno ha il problema della sopravvivenza quotidiana, non pensa di venire in Europa. Fare una migrazione vuol dire in qualche modo costruire un progetto, avere un’idea e un minimo di risorse per dare seguito all’idea. Chi si imbarca paga una somma per venire in Italia: fossero anche 1000 euro, per un povero disgraziato che viene dal Senegal sono comunque una fortuna. E infatti per partire è costretto a vendere i beni, chiedere dei prestiti, essere aiutato da tutta la famiglia che investe al completo sul processo migratorio.

 

L’Italia è più esposta ai flussi solo per motivi geografici?

 

L’Italia è più vicina all’Africa di Francia o Germania, e questo è un elemento che ci accomuna alla Spagna. La differenza è che in Spagna c’è Zapatero che, nonostante sia un uomo di sinistra, quando è il momento spara agli immigrati e nessuno trova da ridire più di tanto. Viceversa, se Maroni dovesse fare una cosa del genere, giustamente si scatenerebbe il finimondo. Peccato che non avvenga lo stesso anche nei confronti del governo socialista di Madrid. L’Italia è sempre oggetto di forti attenzioni da parte degli organismi internazionali e dell’opinione pubblica, e quindi deve governare i flussi in modo morbido, democratico e rispettoso. Lo abbiamo visto nei rapporti con Gheddafi: noi eravamo sempre quelli cattivi, che facevano gli accordi con i dittatori. Ma poi non si usa lo stesso metro di giudizio con tutti i Paesi europei.

 

La democrazia in Africa può aiutare a risolvere il problema dell’immigrazione?

 

Sicuramente aiuterebbe avere a che fare con governi africani retti da persone ragionevoli, che non siano il Gheddafi di turno, con cui sia possibile parlare dei problemi comuni e affrontarli insieme. Quello che occorre sono degli accordi bilaterali per la formazione. Concordando degli scambi, grazie a cui i giovani africani vengono in Italia, guadagnano qualcosa, imparano un mestiere e poi tornano nel loro Paese. Con quello che hanno guadagnato, aprono un’impresa in Mali e così si risolve il problema della disoccupazione. In realtà invece nella maggior parte dei casi gli immigrati, una volta giunti in Italia, vi si insediano e vi restano stabilmente, tornando nel loro Paese d’origine solo per far vedere che hanno comprato la Mercedes.

 

(Pietro Vernizzi)


© Riproduzione Riservata.