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LIBIA/ Mario Mauro: ecco cosa deve fare l'Europa per sopravvivere a Gheddafi

Se la Libia è sull'orlo di una guerra civile, l'Europa, spiega MARIO MAURO, non può stare solo a guardare

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Con la strage del popolo libico prosegue il sommovimento che sta capovolgendo gli equilibri dell’area del Mediterraneo. In quarantuno anni di potere, il governo di Gheddafi ha represso ogni forma di opposizione politica e, attraverso il controllo dei media e del sistema di istruzione, ha di fatto sopito l’opinione pubblica.

La grande differenza rispetto ai paesi confinanti sta nelle ingenti quantità di petrolio che fanno della Libia una delle nazioni più ricche del continente africano. Inoltre, la disoccupazione giovanile è visibilmente inferiore rispetto al resto dell’area. Tutto questo poteva far supporre che l’onda di cambiamento partita da Tunisi non sarebbe arrivata a lambire le coste libiche. E invece, come d’incanto, vediamo il colonnello asserragliato nella capitale pronto a tutto pur di non veder svanire un sistema di potere assoluto che sembrava impenetrabile.

A giudicare dagli ultimi giorni, sembra che il futuro del Paese non sia in mano ai cittadini, ma piuttosto agli schieramenti dell’esercito. Ogni giorno aumenta il numero delle defezioni da parte di comandanti delle forze armate. È un vero e proprio fuoco incrociato quello a cui è esposto Gheddafi. Oltre alle ribellioni del suo popolo, una seria minaccia al suo potere viene dall’interno, dalla cosiddetta fitna (intesa come dissenso). Se il Raìs riuscirà a limitare le diserzioni nell’esercito, le violenze in Libia potrebbero continuare ancora a lungo.

La storia di Gheddafi ci insegna che difficilmente abbandonerà la nave che affonda. Sono già migliaia i morti e decine di migliaia i feriti in quella che davvero potrebbe presto trasformarsi in una guerra civile. Oltre alla follia omicida nei confronti dei manifestanti che spontaneamente sono scesi in piazza, non possiamo sottovalutare il ruolo che occupano le numerose tribù presenti sul territorio libico.

La più grande, gli Orfella, è apertamente dalla parte dei rivoltosi. Non sono da escludere, inoltre, scontri tra le tribù della Tripolitania e quelle della Cirenaica (già ribattezzata nei giorni scorsi “Cirenaica liberata”), popolazioni estremamente diverse tra loro, riunitesi sotto un’unica bandiera dopo la guerra italo-turca dell’inizio del secolo scorso. Non sarà cosa semplice per la comunità internazionale riuscire a mediare tra queste due realtà per evitare un divorzio che potrebbe amplificare la catastrofe già in atto.


COMMENTI
27/02/2011 - Il popolo libico va aiutato in Libia (Vittorio Brambilla di Civesio)

Grazie Mauro per il tuo impegno, a mio parere il popolo libico va aiutato in Libia portando là gli aiuti e le infrastrutture necessarie. E' utopico e sbagliato il concetto di chi propaganda l'"accoglienza" a tutti i costi in Italia di migliaia di profughi. Non illudiamoci di poter ospitare un popolo con un'altra cultura e un'altra mentalità creando problemi a un'Italia già a dir poco in affanno. Piuttosto si mandi là direttamente la protezione civile e l'esercito in Libia. Siamo andati fino in Afghanistan e Haiti e come mai non andiamo in Libia a pochi passi da noi dove è necessario ristabilire al più presto la normalità? Se prendiamo noi l'iniziativa senza aspettare la non decisione dei tecnocrati europei lasceremo il mondo intero a bocca aperta! Questa è la Missione e la testimonianza a cui siamo chiamati Vittorio Brambilla di Civesio (Milano)

 
25/02/2011 - Soluzione Libica (Marco Maiolo)

Grazie Mario per il tuo interessante contributo. Mi sono trovato in questi giorni a condividere, avendo già anticipato tale giudizio, alcuni commenti di Giovanardi sentiti in radio nonchè il Tuo giudizio preciso sulla situazione Libica , che mi sta a cuore sia per le sofferenze del popolo, sia per le opportunità di dialogo che si stavano aprendo, speriamo non abortite, in un futuro non troppo distante. Quando accadono questi avvenimenti epocali è necessario avere una mano stretta a pugno e l' altra aperta ad afferrare la richiesta di aiuto. Bisogna intervenire al più presto con una forza di interposizione internazionale e costruire un dialogo tra le parti. In fretta, molto in fretta.

 
25/02/2011 - Cosa poter davvero fare... (Elio Campagna)

Spero possa leggere i commenti e che possano essere utili al Vs. operare. Sarebbe bello poter fornire una soluzione ma non è così. Penso che prima occorra tener presente che un ev. esodo in Italia non v'è futuro. Meglio se poterli aiutare in Libia, ancor prima di prendere il largo. Il problema è Europeo! Se arrivano in Italia il problema sarà di tutta l'Europa. E' inutile pensino diversamente, devono essere consapevoli di ciò. Adesso occorre una immediata riunione tra Europa,Lega Araba,Israele,Turchia,Iran. La situazione può peggiorare e le conseguenze essere imprevedibili. Pensare al peggio per affrontare meglio... fate attenzione, non esiste solo il mondo arabo in fermento ma anche l'Africa nera che nessuno conosce lo è da tempo. Si tratta di problemi geo-politici e sociali estremi e occorrono gestioni sovra-nazionali. Eviti l'Italia di essere preoccupata e sia invece promotrice di soluzioni. Piuttosto attiviamoci per una Europa che non sia unita solo dal conio. Abbiamo tanti ambiti da unire, frontiere, polizia, difesa, oggi. Inoltre occorrerebbe anche un forte segnale di presenza e aiuto (es. navi europee in mare fuori giurisdizione locale per pronto soccorso e aiuto). Se autorizzati, localizzarsi via terra, ecc. Non aspettiamoli, andiamo noi a casa loro. Devono capire che possono avere un futuro. Se poi vorranno venire qui, non potremo impedirlo ma almeno proviamo a costruire un futuro migliore.

 
25/02/2011 - Dal libro del Siràcide un'insegnamento. (claudia mazzola)

"Se intendi farti un amico mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui". Così sia.

 
25/02/2011 - Siamo in 27 (PAOLA CORRADI)

Se in Europa siamo in 27 dovremmo chiedere all'Europa di prendere ciascuno un/27 di profughi.

 
25/02/2011 - L’Europa aiuti i libici, ma non con le armi. (Giuseppe Crippa)

Mario Mauro ha molto ben descritto la complicatissima situazione libica e credo meriti il grazie dei lettori. Non penso però che la soluzione da lui ipotizzata, cioè l’invio di una missione militare europea sotto l’egida delle Nazioni Unite, sia una soluzione praticabile. Basta guardare all’ordine sparso con cui gli Stati europei si sono espressi in questi primi giorni di crisi, e le risposte sfuggenti date a Bruxelles alle richieste italiane di coinvolgimento dell’Europa nella gestione delle persone in fuga dalla Libia per rendersene conto. Figuriamoci se l’Europa dovesse gestire un contingente militare… Molto meglio un intervento della NATO, e quindi il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti: quando il gioco si fa duro, sono i duri a dover giocare. Se davvero l’Europa ha delle radici cristiane, che le mostri nel dare sollievo ai popoli della costa nord dell’Africa ed ai libici in particolare, con un piano di aiuti condiviso che non comporti necessariamente un’accoglienza indiscriminata ed a tempo indeterminato.

 
25/02/2011 - come aiutare il popolo libico (Achille Cilea)

Caro onorevole Mauro,non ritiene che vale la pena di riprendere gli accordi di Barcellona 1995 in cui la UE + gli stai rivieraschi dell'Africa mediterranea prevedevano la costituzione di "un'area regionale di libero scambio" ? Allora la Libia partecipò in veste di osservatore,oggi potrebbe divenire il banco di prova della reale volontà dell'Europa di esistere e di esistere con finalità non solo utilitaristiche e commerciali ma per essere un soggetto capace di indurre sviluppo. Achille Cilea

 
25/02/2011 - Libia-Europa (Antonio Servadio)

Leggendo questo articolo ricavo l'impressione che la Libia assomigli ad una Jugoslavia in miniatura. Poi penso che in fondo anche l' Unione Europea ha ancora tanta strada da fare, quanto a capacità di dialogo, cooperazione e quindi coesione al proprio interno. Ciò che sta succedendo attorno alle sponde del Mediterraneo e -soprattutto- il nuovo scenario epocale che si affaccia per gli anni a venire, sono una grande sfida strategica per la vecchia Europa. Riuscirà a diventare veramente un'Unione? Oppure si continuerà a vivacchiare con tattiche a breve termine? Ecco la grande opportunità. Se non verrà colta, la vecchia diventerà decrepita, e amen.

 
25/02/2011 - Grazie ai nostri(?) rappresentanti (Mariano Belli)

L'America, che sta dietro a queste rivolte, ha scatenato l'inferno e adesso noi, grazie anche ai nostri politici che tutto fanno tranne rappresentarci, assistiamo al suicidio dell'Italia. La Francia ha già detto che li riaccompagnerà alla frontiera, anche per dissuaderli a partire, noi invece stiamo stendendo il tappeto rosso. Quando la gente (italiana e immigrata) arriverà a soffrire la fame anche da noi, e ci manca poco, quello che è successo in Libia si ripeterà da noi. Ma tanto chi avrà permesso questo scempio sarà già fuggito lontano...