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LIBIA/ Jean: il tempo fa più forte Gheddafi e le sanzioni Usa gli fanno il solletico

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«Gheddafi ha perso il controllo dei pozzi petroliferi, ma può contare su enormi cifre di denaro e sull’appoggio degli Stati vicini. Egitto, Tunisia, Ciad e Algeria sostengono il regime libico inviandogli armi e le loro forze speciali che si fanno passare per volontari. E’ il clan del dittatore di Tripoli quello che potrebbe uscire vincitore da una guerra civile, soprattutto se durerà a lungo». Ad affermarlo, in un’intervista esclusiva a Ilsussidiario.net, è il generale Carlo Jean, analista militare ed ex numero uno dell’ufficio Pianificazione finanziaria dell’Esercito italiano. Secondo l’esperto, le sanzioni di Obama non sono in grado di creare reali problemi a Gheddafi: la vera posizione della Casa Bianca è aspettare e vedere per salire sul carro del vincitore al momento opportuno.



Generale Jean, quanto è reale il rischio che in Libia si sviluppi una guerra civile che durerà a lungo?



Il rischio di una guerra civile di lunga durata esiste, ed è quello a cui verosimilmente punta Muammar Gheddafi, perché in questo caso dovrebbe riuscire a prevalere. Il dittatore libico infatti ha a disposizione molti soldi e l’appoggio degli Stati vicini, ed è in questo che consiste il suo reale vantaggio sugli insorti.



Quali sono i fattori decisivi per la vittoria di Gheddafi o dei ribelli?


Innanzitutto le tribù. In Libia se ne trovano un centinaio, composte in media da 60mila persone ciascuna. E si tratta di un fattore che può produrre effetti molto imprevedibili, perché le tribù cambiano campo molto facilmente, soprattutto se qualcuno è disposto a pagare per comprare la loro fedeltà. Gheddafi dispone ancora di enormi somme di denaro, e quindi è in grado di far passare dalla sua parte almeno una parte delle tribù che si sono ribellate.

Perché l’esercito libico si è dissolto così rapidamente?


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COMMENTI
02/03/2011 - Solo un'obiezione (Mariano Belli)

Mi è piaciuta molto l'intervista, che descrive con chiarezza e realismo lo stato delle cose in nordafrica (finalmente qualcuno che parla di colpi di stato, altro che democrazia). Un'obiezione da fare però ce l'ho su questa affermazione : "le regole internazionali impediscono di intervenire contro immigrati disarmati", perchè a me non risulta affatto. E non risulta alla Spagna Zapatero, che gli spara sia in mare che ai confini delle sue enclavi marocchine, non risulta ad Israele (figuriamoci..), nè agli Usa al confine con il Messico. E allora domando : chi ha stabilito che l'Italia deve essere la (l'unica) valvola di sfogo della miseria e dei fanatismi del contimente africano? Chiaro che conviene a tutto il resto del mondo, ma a noi no a meno che no volgiamo suicidarci : l'invasione che si sta preparando, o la fermiamo o ci sommergerà, con buona pace di chi come le ong campa sugli aiuti ai profughi.