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LIBIA/ Jean: il tempo fa più forte Gheddafi e le sanzioni Usa gli fanno il solletico

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Barack Obama è costretto a barcamenarsi perché non sa chi vincerà. La sua vera posizione non è favorevole agli insorti, ma attendista. Anche perché teme che a lungo andare il movimento di rivolta passi sotto il controllo dei fondamentalisti. Le sanzioni Usa servono per accontentare l’opinione pubblica interna, ma non hanno nessun altro effetto e di certo non convinceranno Gheddafi a mollare.



Può essere utile imporre alla Libia una no fly zone?

 

Queste sono tutte chiacchiere da generali che non hanno niente di meglio da fare. La Libia non è la Bosnia, è un Paese da 1 milione e 800mila chilometri quadrati. Come si fa a realizzare una no fly zone con una profondità simile? E poi poniamo che si decida di abbattere degli aerei libici: gli europei e gli americani che si trovano ancora in Libia diventano subito ostaggi. Non penso quindi che chi parla di no fly zone pensi sul serio quello che dice. Molto più serio è il ministro alla Difesa, Ignazio La Russa, che ha dichiarato che proseguirà le azioni umanitarie e nel frattempo l’evacuazione dei cittadini italiani. E ovviamente i nostri aerei C-130 possono atterrare in Libia finché le truppe di Gheddafi non gli sparano. In particolare, c’è un gruppo di 25-30 italiani, tecnici che stavano facendo esplorazioni petrolifere, che si trovano nel sud del Paese. E il loro sgombero sarà più lungo e difficile di quello degli altri nostri cittadini.

 

Che cosa rischia l’Italia da una Libia divisa in più Stati?

 

La Libia comunque sia, unita o divisa, avrà sempre bisogno di esportare petrolio. Qualora si instaurassero due governi distinti, occorrerà rinegoziare il trattato italo-libico. Ma in ogni caso il primo provvedimento del governo provvisorio, quello che a Bengasi dice di rappresentare il popolo, è stato dichiarare che gli accordi internazionali presi dal precedente regime saranno rispettati. Il vero rischio però è un altro…

 

Quale?


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COMMENTI
02/03/2011 - Solo un'obiezione (Mariano Belli)

Mi è piaciuta molto l'intervista, che descrive con chiarezza e realismo lo stato delle cose in nordafrica (finalmente qualcuno che parla di colpi di stato, altro che democrazia). Un'obiezione da fare però ce l'ho su questa affermazione : "le regole internazionali impediscono di intervenire contro immigrati disarmati", perchè a me non risulta affatto. E non risulta alla Spagna Zapatero, che gli spara sia in mare che ai confini delle sue enclavi marocchine, non risulta ad Israele (figuriamoci..), nè agli Usa al confine con il Messico. E allora domando : chi ha stabilito che l'Italia deve essere la (l'unica) valvola di sfogo della miseria e dei fanatismi del contimente africano? Chiaro che conviene a tutto il resto del mondo, ma a noi no a meno che no volgiamo suicidarci : l'invasione che si sta preparando, o la fermiamo o ci sommergerà, con buona pace di chi come le ong campa sugli aiuti ai profughi.