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Esteri

BRASILE/ Mille morti per gli smottamenti del terreno: una tragedia annunciata

L'alluvione in Brasile che ha provocato mille mortiL'alluvione in Brasile che ha provocato mille morti

La parte del governo...
Nel mondo, la dimensione delle perdite dovute alle catastrofi naturali è proporzionale ai problemi di corruzione e inefficienza dei governi: più corrotto e inefficiente è un governo, più gravi le perdite inflitte alla sua popolazione. Ma il problema non è solo questo. In Brasile si aggiunge a  questo problema una cultura della non prevenzione, che porta a una crescita economica a detrimento dalla sicurezza delle persone e dell’ambiente. C’è una sorprendente relazione tra le perdite umane e materiali  in Brasile e la recente crisi finanziaria internazionale. In entrambi i casi l’osservatore troverà, alla radice delle perdite, la mancanza di cautela e di azioni preventive, già conosciute e riconosciute come necessarie, ma che sono state sacrificate in nome di un progresso e di una crescita economica che non considera rischi e incertezze insite nella realtà. La idolatria del successo a qualsiasi costo, la rivendicazione di autonomia e potere sulla vita e sulla natura che caratterizzano l’uomo moderno hanno molto a che fare con questi disastri.

Un semplice esempio ci aiuta a capire questa relazione. Mentre le azioni di prevenzione delle catastrofi naturali non venivano attuate in Brasile perché non considerate una priorità del governo, nel Congresso Nazionale si discuteva una proposta di cambiamento della legislazione ambientale che avrebbe reso più semplice costruire sulle pendici delle coline. Invece di evitare le aree a rischio, si cercava di facilitare la loro occupazione. Non si tratta di una questione ideologica, fra i politici di destra e quelli di sinistra, perché vi sono appoggi a questo cambiamento della legislazione da entrambe le parti.  Si tratta piuttosto di una questione culturale più ampia e profonda.

E la parte della società
Le misure preventive che possono e devono essere assunte sono basate principalmente su sistemi di previsione di eventi climatici catastrofici, identificazione delle aree di rischio , stato di allarme e spostamento delle popolazioni in queste aree in previsione di una emergenza. Sono misure necessarie, che possono ridurre notevolmente le perdite umane, ma che non risolvono il problema di fondo, che è la occupazione delle aree a rischio. Come risolvere il problema di questi 5 milioni di persone che vivono nelle aree a rischio del Paese? Apparentemente non ci sono risorse sufficienti per costruire case per tutti in luoghi sicuri e, d’altra parte, la esperienza dimostra che quando gli abitanti vengono spostati da queste aree di rischio, sono sostituiti da altri che le occupano nuovamente.
Siamo davanti a una situazione nella quale i programmi di lotta alla povertà basati esclusivamente sul reddito rendita mostrano i loro limiti. Le aree a rischio  vengono occupate  perché sono vicine alle infrastrutture urbane e ai luoghi di lavoro. L’incremento del reddito familiare non risolve questi problemi. L’evacuazione delle persone o la interdizione di queste aree non sono fattibili. Ancora una volta, l’ unica soluzione reale e definitiva è  lo sviluppo integrale delle popolazioni, che consideri non solo gli aspetti finanziari, ma tutti gli aspetti della vita.