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Esteri

BRASILE/ Mille morti per gli smottamenti del terreno: una tragedia annunciata

L'alluvione in Brasile che ha provocato mille mortiL'alluvione in Brasile che ha provocato mille morti

In Brasile ci sono molte esperienze che si sono sviluppate con successo e che indicano la strada per soluzioni  più definitive di questi problemi. Le favelas su palafitte degli “Alagados”, in Salvador di Bahia, si trovavano in un’area esposta a inondazioni, con un alto livello di rischio per gli abitanti, ma in una buona posizione nella città, rendendo inutili, per questa ragione, tutti i tentativi di spostamento delle favelas. Negli anni ’90, un progetto di intervento condotto dalla ONG AVSI  ha affrontato il problema favorendo l’applicazione del principio di sussidiarietà, valorizzando le reti sociali, i rapporti e i legami tra le persone e le  forme di promozione già presenti nelle favelas. Non è stato quindi uno spostamento delle persone da una area a rischio, ma un processo comunitario di sviluppo personale e sociale, nel quale il cambiamento di localizzazione delle case è diventato possibile e desiderabile per gli stessi abitanti. Solo moltiplicando simili processi si potrà risolvere il problema delle occupazioni abusive in aree a rischio.

Ovviamente, i ricorsi sono un altro grande problema, ma non un ostacolo insuperabile. In São Paulo un’altra ONG, la Associazione dei Lavoratori Senza Terra, cominciò, negli stessi anni ’90, un processo di acquisizione di terreni per la costruzione di case sostenuto non dal governo ma dal risparmio degli stessi compratori. Erano persone povere ma che sono riuscite, attraverso la solidarietà e l’aiuto reciproco, a comprare i terreni e costruire le loro case. Attualmente sono più di 17.500 famiglie che hanno le loro case costruite in questo modo, con un investimento minimo dal governo.
Lo sviluppo integrale delle persone, realizzato traverso i principi della sussidiarietà e della solidarietà, è una forma più efficace per affrontare in modo reale anche i problemi derivanti dai disastri naturali del XXI secolo.

(Francisco Borba Ribeiro Neto)
 

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