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EGITTO/ Fattah Hasan (Fratelli musulmani): serve un governo di salvezza nazionale

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Un manifestante ferito in Egitto  Un manifestante ferito in Egitto

Il nostro obiettivo non è cacciare Mubarak dal Paese. Vogliamo soltanto le sue dimissioni, in modo che le sue competenze passino al vice presidente Omar Suleiman. Dopo i morti causati dalla polizia, i manifestanti non sono infatti più disposti a concedere altro tempo a Mubarak. E’ quindi giunto il momento che si ritiri dalla scena politica. Con Suleiman, tutti i partiti potranno iniziare a parlare della fase successiva: gli emendamenti alla Costituzione e un governo di salvezza nazionale. Salvaguardando il ruolo dell’esercito, cui spetta la tutela del rispetto della Costituzione. Se Mubarak si dimette gli concederemo tutto il nostro perdono, perché essendo stato per 30 anni il simbolo del nostro Paese non lo vogliamo umiliare nella fase finale della sua vita.
 
Niente processi politici quindi?
 
No, andrebbero solo processati quanti hanno approfittato del regime per promuovere la corruzione e falsificare le informazioni ufficiali fornite al presidente. Primi fra tutti l’ex ministro degli Interni, che ha evacuato le strade creando il caos, e l'ex ministro del Turismo, simbolo della corruzione nel nostro Paese. Se i tribunali li assolveranno, accetteremo la loro sentenza.
 
I Fratelli musulmani sono favorevoli alla Sharia?

 
La Sharia letteralmente vuol dire la via, è la strada che conduce al progresso sociale e alla dignità dell’essere umano. Non soltanto il Corano, ma anche il Vangelo e l’Antico Testamento parlano di questi criteri. Parlare di «Sharia islamica» significa ritenere che «il Corano è la religione giusta». E questa religione giusta pone sempre l’accento sul progresso dei popoli e delle società. In ogni caso, siamo a favore di una riforma graduale delle leggi e non per cambiamenti repentini.

Che cosa risponde a chi vi accosta ad Al Qaeda?
 
Con quello che dissi dopo l’11 settembre 2001 quando ero imam di Roma durante una predica al Teatro Parioli: «Chi uccide un solo uomo, uccide tutta l’umanità». I Fratelli musulmani non sono né Al Qaeda, né Bin Laden, né al-Zawahiri. E lo dimostra il fatto che Al Qaeda ci ha accusato di essere dei degenerati e di usare indulgenza nei confronti dei regimi totalitari. E questo perché, secondo loro, invece di combattere Mubarak con la forza della parola, dovremmo farlo acquistando delle armi. Bin Laden e al-Zawahiri non ci rappresenteranno mai, così come non rappresentano l’Islam autentico.

(Pietro Vernizzi)
 



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COMMENTI
05/02/2011 - Sviluppi sui Fratelli Musulmani (Alessandro La Rosa)

Parlando con un amico e facendogli leggere questa intervista anche lui è rimasto colpito dagli aspetti positivi di certe dichiarazioni di Hasan restando però perplesso anche lui per nessuno accenno su Israele. Rileggendomi la storia dei "Muslim Fathers", effettivamente ci sono tanti punti oscuri fino al fatto che loro sono gli ispiratori di Hamas che a Gaza dopo aver vinto le elezioni hanno svestito i panni dei riformatori e imponendo, dettando legge, dure condizioni di vita a chi non è islamico- i cristiani tanto per intenderci ridotti a "Dhimmi", servi- e predicando la distruzione dello Stato d'Israele e del suo popolo. Nei forum dove si parla della situazione egiziana sostengo cautela, pochi ragionamenti e tanta osservazione e non farsi prendere da facili entusiasmi. Se Hasan garantisce quello che sostiene nell'intervista al Sussidiario va bene ma se poi, preoccupazione di seri osservatori anche arabi, sono ecamotages per prendere anche indirettamente il potere e creare un rigido Stato islamico a scapito alla lunga dei cristiani e ostile ad Israele e all'Occidente non compiacente, credo che i problemi si aggraveranno invece che risolverli. Come è successo in Iran nel 1979 con l'avvento del regime degli Ajatollah e negli ultimi anni a Gaza con Hamas e in Libano con Helzbollah.

 
04/02/2011 - Interessante intervista (Alessandro La Rosa)

E' importante quando Hasan sostiene che gli Usa non sono "il grande satana", prendendo in qualche modo le distanze da quello che invece sostengono in Iran, ma che sarebbe positivo che Washington facesse da mediatore o negoziatore nel processo di democratizzazione dell' Egitto. Una intervista interessante che un pò sgombra il campo da quella fama che fa sì che i Fratelli Musulmani siano considerati solo "islamici radicali" e per il desiderio di portare l'Egitto ad essere un paese islamico ancora più democratico e pluralista e con ampia libertà religiosa per un grande sviluppo del Paese a tutto campo. Un pò come è stato e sta ritentando di essere il Libano anche se attanagliato dagli oltranzisti di Helzbollah filo iraniani e siriani. Sugli Usa Hasan è stato almeno formalmente e correttamente chiaro ma a parte vedere bene il passaggio dei poteri a Seluiman-vice presidente dell'Egitto e considerato amico degli israeliani-per il periodo di transizione verso la democrazia, capisco la delicatezza della situazione-e dell'intervista-, ma una domanda sui rapporti con Israele e le sue preoccupazioni per quello che avviene ai suoi confini, l'avrei posta.Comunque quello che dice Hasan è molto importante e pone aspetti positivi. Per il resto staremo a vedere anche se sul campo purtroppo si registrano morti e violenze da ambo le parti inevitabili.