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MEDIO ORIENTE/ In Libano Hezbollah si fa beffe degli Usa e prepara una nuova crisi

Pubblicazione:sabato 5 febbraio 2011

Disordini a Beirut (Ansa) Disordini a Beirut (Ansa)

Ma se la strategia statunitense sulla questione libanese era quella di una perentoria e diretta resa dei conti con Hezbollah, al fine preciso di indebolire il partito islamico sciita, l’emissione inattesa della sentenza del Tribunale ha nel giro di pochi giorni messo a nudo l’inconsistenza dei calcoli dell’amministrazione americana. Una dinamica di effetti a catena, impeccabilmente architettata, si è infatti abbattuta in tutta fretta sul governo Hariri: 11 ministri appartenenti a Hezbollah e ai suoi alleati hanno presentato le dimissioni al fine di far venir meno i 2/3 di rappresentanza parlamentare previsti dalla costituzione perché il mandato governativo possa essere portato avanti.
Subito dopo l’”emigrazione” del leader druso Walid Jumlatt e dei ministri del suo Partito Socialista, dalla coalizione del 14 marzo verso quella dell’8 marzo ha determinato un’inversione della maggioranza, permettendo così al partito di Nasrallah e ai suoi alleati di imporre il suo candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (69 consensi su 128), con buona pace della popolazione sunnita, la cui immediata protesta scoppiata a Tripoli, Beirut e a Sidone si è spenta quasi prima di cominciare.

Ma oltre ad aver perso un governo filo-occidentale, adesso al danno potrebbe aggiungersi la beffa. Il Tribunale delle Nazioni Unite infatti sembra comunque destinato a fallire. Da una parte coloro che in Libano premono per una revisione dell’accordo di cooperazione firmato tra il Libano e il TSL - e che, non dimentichiamo, da pochi giorni tengono le redini del governo - hanno una motivazione forte per affermare che i pacta in questo caso non sunt servanda: il protocollo con cui lo Stato libanese nel 2005 conferì all’organo giuridico dell’Onu la piena autorità sul corso delle indagini oltre che sulle competenze processuali, è oggettivamente incostituzionale. Esso fu infatti approvato dal Consiglio dei Ministri ma non firmato dal Presidente della Repubblica e, nonostante ciò, inviato in Olanda dove ha sede il TSL.

Ma anche qualora il protocollo rimanesse valido, c’è un’altra motivazione che rende di fatto il Tribunale già fallito: se la sentenza dovesse pendere, come si attende, su alcuni esponenti del Partito di Dio, le istituzioni di polizia libanese hanno di fatto le mani legate di fronte all’esecuzione di un mandato di cattura. Nelle zone del Libano controllate da Hezbollah (peraltro detentore di milizie autonome di fronte a cui si stima che nemmeno l’esercito sia in grado di tener testa) lo Stato semplicemente non interferisce. Questo fa parte della strategia di mantenimento di un sistema in cui il confessionalismo è la cifra di ogni dinamica politica e sociale.
 


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COMMENTI
06/02/2011 - TSL (Pierpaolo Poldrugo)

Con quale legge il Parlamento Libanese ha dato autorità al TSL di operare nel Paese?