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EGITTO/ Olimpio: Israele stretto tra i "diversivi" di Mubarak e il dribbling degli Usa

Suleiman incontra i rappresentanti dei manifestanti (Foto Ansa) Suleiman incontra i rappresentanti dei manifestanti (Foto Ansa)

Ovviamente non sappiamo come andrà a finire e la situazione è ancora in evoluzione. Ma nell’ipotesi in cui non si verifichino colpi di scena, ci sarà una transizione e si giungerà a elezioni, e forse anche a delle elezioni libere. In questo caso ritengo che non ci siano grandi pericoli per lo Stato di Israele, soprattutto nell’immediato. Perché un Paese che affronta per la prima volta un processo democratico, è impegnato al suo interno e non ha nessun motivo per essere aggressivo verso l’esterno. Certo, abbiamo visto che anche in questi giorni il regime egiziano, nei momenti di difficoltà, ha subito tirato in ballo complotti stranieri e se la è presa con i giornalisti: ma in realtà questi sono soltanto dei diversivi. Non escludo che potenzialmente ci siano dei rischi, ma al tempo stesso ritengo che nel lungo termine i processi democratici, ammesso che avvengano, non rappresenteranno una minaccia per Israele, anzi saranno un aiuto.

 

Alcuni hanno accostato i Fratelli musulmani ai fondamentalisti. È veramente così?

 

No, guardi, su questo bisogna subito fare alcune distinzioni. La Fratellanza musulmana in generale cerca di andare al potere non con la violenza, ma attraverso dei processi elettorali e politici. È questa la sua strada. Al suo interno ci sono poi varie anime. C’è un’anima moderata, una realistica e pragmatica e anche una estremista. Ma in questa fase credo che i Fratelli musulmani si rendano conto che ci sono delle condizioni ben chiare, per cui o accettano le regole che verranno loro poste dall’esercito e dalle autorità che succederanno a Mubarak, o altrimenti rischieranno parecchio. Penso quindi che i Fratelli musulmani accetteranno questo processo che, effettivamente, è tutto basato quindi su ipotesi ancora da confermare. Però proprio per la loro storia, i Fratelli musulmani procederanno con estrema prudenza. Non escludo che al loro interno ci siano alcuni ambienti che possono coprire o fare da sponda ai terroristi. Però, se guardiamo a quanto è accaduto negli ultimi anni, non solo i Fratelli musulmani ma anche la stessa Gamaa Islamia (un movimento estremista egiziano, Ndr) ha preso le distanze dalla violenza, perché si è resa conto che è controproducente. Magari, se potessero, questi gruppi cercherebbero di dare una spallata. Ma sono loro i primi a rendersi conto che è molto più conveniente seguire una via morbida, accettare delle regole e poi entrare nel sistema. Un po’ come ha fatto Hezbollah in Libano, che pur mantenendo ancora una milizia armata, a un certo punto è entrata nel sistema politico e ne ha accettato le regole.

 

Abbiamo però visto che anche di recente il terrorismo è stato in grado di colpire in Egitto…

 

Il terrorismo non è radicato nella società egiziana, ma è proprio nelle situazioni come quella attuale, in cui ci sono delle spaccature nella società, che è più propenso a colpire. È questa la fase in cui bisogna stare più attenti, perché i disordini di questi giorni sono la condizione ottimale per chi mira a destabilizzare il Paese.

 

La caduta di Mubarak può provocare un peggioramento nella vita dei cristiani?