BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EGITTO/ Olimpio: Israele stretto tra i "diversivi" di Mubarak e il dribbling degli Usa

Pubblicazione:lunedì 7 febbraio 2011

Suleiman incontra i rappresentanti dei manifestanti (Foto Ansa) Suleiman incontra i rappresentanti dei manifestanti (Foto Ansa)

La situazione dei cristiani in Egitto è difficile non tanto per questo o quel governo, quanto per la loro condizione di minoranza religiosa. Occorre sottolineare che anche nei 30 anni della presidenza di Mubarak non sono mai stati trattati particolarmente bene. Dopo l’attentato alla chiesa di Alessandria, sono stati avanzati dei dubbi sul fatto che il ministero dell’Interno abbia fatto il possibile per evitare quel massacro. Inoltre, sono stati diversi i soprusi della polizia egiziana nei confronti dei cristiani. Quindi ritengo che la vita dei copti, dopo la caduta di Mubarak, non migliorerà né peggiorerà, ma continuerà a essere come è adesso, e cioè una situazione per molti versi non facile.

 

L’atteggiamento degli Usa ad alcuni osservatori è parso ambiguo. Lei che cosa ne pensa?

 

Semplicemente gli Stati Uniti stanno cercando di dribblare la situazione, salvaguardando da una parte i principi democratici, e dall’altra evitando il cataclisma. E cioè che un Paese come l’Egitto, importantissimo per la stabilità del Medio Oriente, possa cadere nel caos.

 

Il vicepresidente Suleiman sarà in grado di garantire la transizione?

 

Suleiman è un poliziotto, è uno “sbirro” nel vero senso della parola. Tutta la sua carriera si è svolta nei servizi segreti, ma non è un James Bond, quanto piuttosto un custode del regime. Ha il difetto di non essere democratico, ma il pregio di essere pragmatico. E sta cercando di trovare una via d’uscita onorevole per Mubarak, evitando di scaricarlo completamente, cercando nello stesso tempo di portare avanti le proprie ambizioni. Io diffido sempre delle persone che si occupano di sicurezza, e che sono poi prestate alla politica. E soprattutto in Medio Oriente non è mai una cosa buona. Ritengo quindi che ci debba essere una distinzione chiara, netta tra i due ruoli. Perché chi è abituato a usare certi sistemi torna prima o poi a usarli di nuovo, o comunque a ragionare in quei termini. Suleiman è stato soprannominato l’Aggiustatore, è un uomo che sta cercando di traghettare l’Egitto non sappiamo ancora verso quale sponda. Non è certo dalla parte degli studenti, ma sta cercando di salvare nello stesso tempo il Paese e il regime di cui fa parte.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.