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CUBA/ Pachenco, l'uomo sepolto 27 volte

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Strani riti funerari a Cuba  Strani riti funerari a Cuba

Anche per quest’anno Pachenco è “resuscitato” grazie a una bella sorsata di rum cubano. Come succede ogni 5 febbraio dal lontano 1984. Il suo funerale va in scena con tanto di bara, sacerdote, vedova in lacrime e arrivo al cimitero. Poi però il morto si rialza rianimato dall’alcol e si mette a ballare la rumba con la cittadinanza del luogo. Fa molto discutere la tradizione di Santiago de las Vegas, paesino alle porte di L’Avana, capitale di Cuba.

Qui si scherza con la morte, mica quisquilie. Ma per gli abitanti del posto è solo un gioco. Un modo per irridere la fine della vita terrena e forse esorcizzarla. Anche se c’è chi la definisce semplicemente una “festa di ubriaconi”. Lo scorso 5 febbraio la farsa è andata ancora una volta in scena per le vie della città. Pachenco si è sdraiato nella bara, sistemata in un carro funebre trainato da un trattore. Dietro di lui, il corteo. Con il finto sacerdote che esercita la funzione armato di una bottiglia di rum e l’altrettanto finta vedova che si straccia le vesti e grida come un’ossessa. “Ahi, che dolore, mio marito se ne è andato e mi ha lasciato sola”.

Intorno, la gente si scatena in danze al ritmo della musica suonata da un complesso che segue la cerimonia funebre in tutto il suo percorso. Canzoni popolari cubane (soprattutto la rumba), squilli di tromba, colpi di tamburo e alcol a fiumi. I paesani si divertono e invitano Pachenco a tenere gli occhi chiusi per rendere il tutto più verosimile, mentre il “morto” non resiste alla tentazione di mettere fuori la testa, sbirciare tra la folla e salutare con la mano.



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