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EGITTO/ Frattini: il laicismo esasperato dell’Ue fa il gioco degli islamisti radicali

Pubblicazione:martedì 8 febbraio 2011

Il ministro degli Esteri Franco Frattini (Imagoeconomica) Il ministro degli Esteri Franco Frattini (Imagoeconomica)

Le rispondo a mia volta, se mi permette, con un’altra domanda: Lei ha forse memoria di un Governo italiano, di qualsiasi fase della nostra storia democratica e di qualsiasi colore politico, che non abbia compreso che l’Egitto è un attore regionale fondamentale, senza il quale è impensabile operare per la stabilità dell’area e lasciare viva la speranza della pace fra israeliani e palestinesi? Ancora: in una fase storica in cui lo spazio euromediterraneo non può permettersi di non sfruttare la sua centralità nelle rotte commerciali fra le potenze emergenti asiatiche e l’occidente, potremo mai prescindere dall’Egitto? Mi riferisco certamente al vitale rilievo strategico del Canale di Suez, ma sono anche convinto che l’economia egiziana, per quanto risenta pesantemente della crisi internazionale, presenta importanti potenzialità di sviluppo, come dimostrato dalla fiducia accordatale dai grandi gruppi industriali, anche italiani, che hanno scommesso sul futuro dell’Egitto con cospicui investimenti diretti.

Ritiene che, con un cambio di regime, possa diventare più difficile per l’Italia e per l’Ue intervenire in favore dei cristiani in Egitto?

Se, malauguratamente, prendesse corpo in Egitto una deriva islamista radicale, la componente copta della popolazione si troverebbe a rischio. Anche per questo motivo, l’Italia e l’Unione europea devono sostenere una transizione ordinata. In questa fase, però, al pari delle incognite sugli sviluppi in Egitto, pesa l’indecisione dell’Europa. Non ci si rende conto che il laicismo esasperato mina la credibilità dell’Unione. Non vi è una corale presa di coscienza sul fatto che le radici cristiane sono parte essenziale dell’ identità europea, e che la libertà di culto è la premessa per godere di tante altre libertà.

Fino a che punto in passato le richieste di Italia e Ue per la tutela dei cristiani in Egitto sono state ascoltate da Mubarak?

Mi lasci sgomberare il campo da un equivoco. Il tema non è la tutela dei cristiani in Egitto, il tema è la tutela dei cristiani nel mondo. Il popolo egiziano è vittima della violenza, è vittima dell’ attentato di Alessandria. Va assolutamente dato atto al Governo egiziano del suo convinto impegno nel combattere il fenomeno dell’intolleranza religiosa. Anzi, a dirla tutta, il popolo egiziano, di fronte all’eccidio di Alessandria, ha dato prova di maggiore sensibilità rispetto a qualche laicista europeo. Il punto è un altro. L’intolleranza nei confronti dei cristiani e delle minoranze religiose in generale ha assunto, su scala globale, dimensioni inaccettabili per tutti coloro i quali hanno a cuore i diritti dell’individuo. E di fronte a questo l’ Europa ha il dovere di essere più concreta ed incisiva.

Mubarak rifiuta di dimettersi perché teme il caos, ma sono stati i suoi sostenitori a usare metodi violenti. È quindi credibile quanto afferma Mubarak?
 


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COMMENTI
09/02/2011 - radici cristiane dell' Europa (Antonio Servadio)

Che l'EU riconosca o no di avere delle radici cristiane resta il fatto che nel "mondo arabo" spesso (non sempre) si identifichino, confondendoli, Cristianesimo e "civiltà occidentale", come anche l'On. Mauro ha accennato il mese scorso in un vs. editoriale. Quanto alla volontà, in seno alla EU, di sminuire le "radici cristiane" dell'Europa, penso che vi siano motivi sfaccettati. Penso che da parte di qualcuno non si voglia alimentare il rigetto anti-occidentale da parte degli "estremisti" non-cristiani. Teniamo presente che la "cultura" cristiana predominante in Europa è protestante più che cattolica: l'atteggiamento è molto diverso, e le frizioni sono alquanto impregnate di ideologia e pregiudizi annessi. Andate a nord delle Alpi e fateci sapere.