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EGITTO/ Frattini: il laicismo esasperato dell’Ue fa il gioco degli islamisti radicali

Pubblicazione:martedì 8 febbraio 2011

Il ministro degli Esteri Franco Frattini (Imagoeconomica) Il ministro degli Esteri Franco Frattini (Imagoeconomica)

Mubarak rimarrà in carica sino alla scadenza del suo mandato e non oltre, non mi pare ci siano più dubbi su questo. L’importante è che la transizione sia pacifica, sia il più possibile rapida, e vada incontro alle richieste di democrazia e di apertura della società civile e delle opposizioni non violente e pronte al dialogo democratico. Noi non parteggiamo per questo o quel partito, né per questa o quella personalità. Quel che conta è che, avviando le necessarie riforme, vengano poste le basi per arrivare quanto prima ad elezioni democratiche che consentano al popolo egiziano di decidere liberamente sul suo futuro.

Che cosa possono fare in concreto l’Italia e l’Ue per una transizione pacifica in Egitto? Su che cosa è possibile fare leva per evitare derive da parte di uno o più dei soggetti coinvolti?

Trovo molto positivo che al Consiglio europeo sia stato preso l’impegno di “una nuova partnership” dell’Unione con Egitto e Tunisia, da perseguire attraverso tutti gli strumenti offerti dalla Politica Europea di Vicinato ed anche attraverso il rilancio dell’ Unione per il Mediterraneo. Ora, però, questo impegno va riempito di contenuti concreti. Occorre varare un pacchetto di misure efficaci che, nel breve termine, incoraggino il consolidamento dei processi democratici e favoriscano la preparazione di elezioni libere e trasparenti, e, in prospettiva, rivitalizzino la crescita economica e sociale in tutta la sponda Sud del Mediterraneo. Non dimentichiamo che all’ origine dell’ondata di proteste vi è un disagio giovanile di vaste proporzioni. Quei ragazzi stanno bussando alla nostra porta invocando democrazia e progresso. Sarebbe da irresponsabili indurli a rivolgere lo sguardo altrove o, peggio, farne facili prede degli estremismi.

(Pietro Vernizzi)
 



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COMMENTI
09/02/2011 - radici cristiane dell' Europa (Antonio Servadio)

Che l'EU riconosca o no di avere delle radici cristiane resta il fatto che nel "mondo arabo" spesso (non sempre) si identifichino, confondendoli, Cristianesimo e "civiltà occidentale", come anche l'On. Mauro ha accennato il mese scorso in un vs. editoriale. Quanto alla volontà, in seno alla EU, di sminuire le "radici cristiane" dell'Europa, penso che vi siano motivi sfaccettati. Penso che da parte di qualcuno non si voglia alimentare il rigetto anti-occidentale da parte degli "estremisti" non-cristiani. Teniamo presente che la "cultura" cristiana predominante in Europa è protestante più che cattolica: l'atteggiamento è molto diverso, e le frizioni sono alquanto impregnate di ideologia e pregiudizi annessi. Andate a nord delle Alpi e fateci sapere.