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Esteri

SUDAN/ Mario Mauro: dalla Sharia al referendum, un sì che non placa gli scontri

Festeggiamenti in Sudan dopo la vittoria del Sì al referendum (Foto Ansa)Festeggiamenti in Sudan dopo la vittoria del Sì al referendum (Foto Ansa)

In generale, però, l’implementazione del Cpa si sta rivelando molto difficile. La sfiducia tra le due parti in causa non si è mai sopita, inoltre la mancata inclusione di alcuni importanti attori e il conflitto in Darfur hanno intralciato non poco il processo in corso. Riguardo all’organizzazione dell’autodeterminazione del Sud Sudan, alcuni aspetti chiave restano irrisolti.

 

Per quanto riguarda la demarcazione dei confini tra i due territori, la corte permanente di arbitrato per i confini della regione di Abeyi, ricca di petrolio, è stata risolta in favore di Karthoum: questo significa che le rimostranze del sud non si faranno attendere a lungo. A ciò si lega il secondo punto di sicura collisione, vale a dire la ricerca di accordi sulla gestione di petrolio e acqua.

 

Siamo di fronte al più significativo cambiamento di confini in Africa dai tempi della decolonizzazione: questo potrebbe a breve avere un’importante influenza su altri movimenti secessionisti che hanno già minacciato in passato la stabilità del continente africano. Proprio in Sudan la popolazione del Darfur diventerà un terzo del totale e acquisterà relativa importanza.

 

Altri nodi difficili da sciogliere per il sud indipendente sono i gravi problemi di bilancio, l’enorme corruzione, ufficialmente riconosciuta come un peso ormai insopportabile e i numerosi scontri interetnici, fomentati da personalismi e tentativi di destabilizzazione, che hanno provocato migliaia di vittime negli ultimi anni.