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SCENARIO/ 3. L'esperto: Afghanistan e Libia, tutti i "nodi" che l'Italia deve risolvere

Pubblicazione:martedì 1 marzo 2011

Militari italiani in Afghanistan (Ansa) Militari italiani in Afghanistan (Ansa)

Esatto. Si spostano e vengono nel nostro settore, e sempre, guarda caso, nelle zone a maggioranza Pasthun: Farah, Shindand, Bala Murghab. La guerriglia antioccidentale  è eminentemente un fatto Pashtun, non delle altre etnie dell’Afghanistan. E i gruppi locali, anche se pacifici, sono in qualche modo tenuti dal loro codice d’onore ad assistere passivamente i guerriglieri che filtrano dalle zone più calde. Episodi come quello di ieri sono comunque, ripeto, una dimostrazione paradossale che nei settori più caldi le operazioni vanno avanti con successo.

 

Perché ha detto che l’Italia è un membro della coalizione «meno agguerrito» di altri? Manchiamo di preparazione?

 

Non è questo il punto. È che tra i vari membri della coalizione l’Italia non può, né deve essere la nazione più agguerrita. Dobbiamo sempre tener presente una cosa che si tende a dimenticare, e cioè che in Afghanistan sono operanti in realtà due differenti missioni. Quella che fa guerra a tutti gli effetti è Enduring freedom, non Isaf: noi facciamo parte di quest’ultima, mentre la prima è fatta dalle tre nazioni che hanno attaccato l’Afghanistan e cioè Stati Uniti, Inghilterra e Canada. Ripeto, non siamo i più agguerriti né dobbiamo esserlo dal punto di vista dei nostri obiettivi politico-militari.

 

Che peso ha la scadenza fissata della missione Isaf?

 

È un fattore decisivo. Nella mentalità di questi gruppi afghani armati gioca un aspetto poco razionale, apparentemente lontano dalla condotta dell’uomo in guerra e più afferente alla sfera antropologica e culturale. È proprio quando il nemico si ritira che questi vanno a colpire di più. Se il nemico se ne va, vuol dire che è più debole. Se lo colpiscono, passa il messaggio che sono stati loro a farlo andare via.

 

Ora però siamo ancora nel 2011...

 

Se Isaf deve smobilitare definitivamente entro il 2014, il grosso delle operazioni dovrebbe però concludersi entro il corrente anno. Questo fa dire che siamo in procinto di andarcene, perché da un punto di vista militare e strategico siamo entrati effettivamente nella fase finale.

 

La conseguenza della sua tesi allora è che questi attacchi si intensificheranno.


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