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SCENARIO/ 3. L'esperto: Afghanistan e Libia, tutti i "nodi" che l'Italia deve risolvere

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Militari italiani in Afghanistan (Ansa)  Militari italiani in Afghanistan (Ansa)

Mi arrischio a dire che rimarranno di una frequenza costante. Non si può prevedere cosa accadrà, ma non credo che diminuiranno.

 

Cambiamo scenario. Gheddafi è al capolinea?

 

A mio modo di vedere, se non ci sarà un intervento internazionale, o se esso non si concretizzerà in qualcosa di più consistente e influente delle sanzioni, il paese va verso una separazione de facto in due entità: la Tripolitania, dove in qualche modo il clan Gheddafi rimane al potere, e la Cirenaica, guidata da una nuova classe dominante. Una Libia divisa in due grandi gruppi socialmente differenziati, premessa per la divisione in due stati. Uno controllato da Gheddafi e l’altro non si sa ancora bene da chi. Potrebbe perfino tornare in gioco gli uomini della Senussia, come ha scritto Carlo Jean sul Messaggero.

 

Secondo lei possiamo davvero attenderci un intervento internazionale capace di incidere?

 

Considerando la mozione dell’Onu che è stata adottata, direi che si sta andando proprio in quella direzione. Sono i passaggi che hanno preceduto altre situazioni analoghe, dal Kosovo all’Iraq: quando c’è di mezzo il tribunale penale internazionale e la pronuncia per crimini cdi massa, dopo un po’ l’intervento militare arriva. Se ci sarà, ci scorderemo del signor Gheddafi. Se non ci sarà, la Libia potrebbe rimanere in piedi in uno stato di crisi latente, però di fatto separata in due nazioni diverse.

 

Lei insiste su questa separazione, perché?

 

Perché i nodi della storia prima o poi vengono al pettine. La Libia è una creazione coloniale. Essa è fatta di due entità etniche e culturali distinte, la Tripolitania e la Cirenaica. Sono state tenute insieme da noi ma corrispondono a due unità sociopolitiche differenti. La Cirenaica, di ceto più elevato, è costituita dei discendenti della vecchia casta militare. Un ceto che di sicuro non potremmo definire incline all’integralismo religioso, ma nemmeno integralmente laico. È questa la parte più vicina al sentimento religioso e soprattutto sono gli uomini eredi del vecchio potere, quello che esisteva da prima ancora che venissero gli italiani. In Tripolitania abbiamo i parvenu del paese, laici, che non vogliono saper niente di potere religioso. Sostengono Gheddafi, che guarda caso è stato uno dei capi arabi più scomunicati: ha osato dire che i pilastri dell’islam non sono più cinque ma quattro, perché ha negato la validità dell’hajj, il pellegrinaggio, e questa è una bestemmia. In Tripolitania è dominante un ceto assolutamente laico che ha tenuto in piedi la Libia come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

 

Ieri il portavoce della Casa Bianca ha detto che «tutte le opzioni restano sul tavolo, compreso l'esilio». Scontata la risposta di Gheddafi. Come giudica la politica americana?


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