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LIBIA/ Jean: così Gheddafi approfitta degli errori della Nato

Pubblicazione:giovedì 10 marzo 2011

Muhammar Gheddafi (Ansa) Muhammar Gheddafi (Ansa)

Il primo elemento è che gli insorti sono divisi e per questo rischiano di non fare molta strada. È stato un grave errore, perché un ultimatum lo si può dare solo da posizioni di forza; se dato da posizioni di debolezza, è la conferma che non ci sono dubbi. E infatti gli insorti stanno subendo rovesci sia a ovest di Tripoli, sia nella Sirte.

 

Gheddafi quindi si sta rafforzando?

 

A mio avviso ha la superiorità e molto verosimilmente si riprenderà la Cirenaica. Dal punto di vista delle operazioni, il problema fondamentale non è tanto il controllo dello spazio aereo, quelle sono fantasie accarezzate dai ministeri degli Esteri, ma le truppe a terra. E l’esito finale dipenderà, come sempre in Libia, dall’allineamento delle tribù.

 

Il realismo politico cosa chiede di fare, in questa fase, alla coalizione internazionale e secondariamente all’Italia?

 

Più si tace, meglio è. Abbiamo parlato fin troppo. È comprensibile, lo si fa per influenzare lo scenario. Ma non ci sono grandi possibilità di intervento. Un’ipotesi teorica è quella di un’operazione tipo Afghanistan, cioè con truppe speciali a terra che guidano gli aerei su obiettivi terrestri. Ma così facendo avremmo deciso di far vincere gli insorti: sarebbe una decisione politica che dovremmo prendere tutti assieme e sicuramente non sarebbe avallata dall’Onu. Ora, se questa decisione non c’è, parlare di no-flight zone o di non concessione di basi aeree è senza senso.

 

Il nostro paese ha un margine di intervento autonomo?

 

No. L’unico intervento italiano possibile è quello che molto pragmaticamente ha già fatto Paolo Scaroni quando ha detto che continueremo a mantenere in funzione i nostri pozzi e a fare il nostro lavoro, senza curarci troppo di quello che succede intorno e senza correr dietro alle fantasie.

 

Come giudica la politica americana in questa fase?


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