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Esteri

LIBIA/ Ecco perché le sanzioni economiche fanno il solletico a Gheddafi

La Comunità internazionale cerca di isolare Gheddafi congelando i suoi beni. Questo, però, spiega LUCA GAMBARDELLA, non ha effetti sul Colonnello

Muammar Gheddafi (Foto Ansa)Muammar Gheddafi (Foto Ansa)

La controffensiva di Gheddafi in Libia apre scenari nuovi per la regione nordafricana e, di riflesso, per l’Europa. L’annunciata caduta del regime del Colonnello non si è ancora verificata, mentre Bruxelles si interroga sulla possibilità di appoggiare una “no flight zone” oltre alle già approvate sanzioni economiche.

L’Europa si è mobilitata stringendo il cerchio attorno a Gheddafi, tramite il congelamento dei fondi sovrani libici, secondo alcune stime pari a circa 60 miliardi di euro. Dopo che la settimana scorsa erano stati bloccati i beni del leader libico e di altre 25 persone tra familiari e soggetti a lui vicini, questa volta Bruxelles ha spostato il proprio obiettivo sulla Banca Centrale Libica e sulla Libyan Investment Authorithy (Lia).

La decisione presa dai 27 dell’Unione europea segue di alcuni giorni le misure analoghe implementate da Stati Uniti e Gran Bretagna nei giorni scorsi, i quali avevano già congelato circa 50 miliardi di euro. Oltre allaBanca Centrale e al “Fondo Lia”, le misure intraprese prendono di mira anche la Libyan Foreign Bank, il Libyan Investment African Portfolio e il Libyan Housing Infrastructure Board.

Per comprendere il reale livello di incidenza del congelamento degli assets finanziari libici in Europa, basta osservare i cables di Wikileaks recentemente pubblicati dal Daily Star, secondo i quali la Libyan Investment Authorithy deteneva quote di svariate società europee. Nutrita la lista di quelle italiane: UniCredit, ad esempio, dove la Lia controlla il 2,6% delle azioni, alle quali si aggiunge il 4,6% controllato dalla Banca Centrale Libica. Finmeccanica, con il 2% delle quote gestito da fondi libici; e poi l’Eni con l’1%, la Juventus con il 7%, passando per Fiat e Telecom Italia.


COMMENTI
13/03/2011 - VOGLIAMO UN'ITALIA NON SUCCUBE DELL'EUROPA (Vittorio Brambilla di Civesio)

L'italia che è il primo partner commerciale della Libia e quindi in una posizione strategicamente privilegiata, invece di prendere l'iniziativa sembra accodarsi alle decisioni altrui subendo passivamente la pressione di forze esterne (Francia e Gran Bretagna)che sostanzialmente hanno fomentato la rivolta per scalzarci dalla Libia (Unicredit, Eni, Finmeccanica, ecc.) per prendere il nostro posto. Aveva ragione l'on. Giovanardi quando ha affermato che piuttosto l'Europa dovrebbe preoccuparsi di ciò che accade in Iran. Per non cadere dalla padella nella brace suggerirei al Ministro Frattini e ai nostri parlamentari un viaggio a Tripoli, che nel bene o nel male resta il nostro interlocutore. Non ci interessano le sparate di Sarkozy e Cameron, e non vogliamo una dittatura di fondamentalisti islamici in stile Iran alle nostre porte, con l'Italia invasa dai profughi e con rischi per la nostra sussistenza e la presenza cristiana. Molti osservatori e politici non se ne sono neppure accorti ma sottilmente forze esterne hanno sferrato un attacco all'Italia e alla nostra economia che andava meglio della loro per danneggiarci! Agiamo subito prima che la Libia cambi interlocutore!