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LIBIA/ Ecco perché le sanzioni economiche fanno il solletico a Gheddafi

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Muammar Gheddafi (Foto Ansa)  Muammar Gheddafi (Foto Ansa)

Le recenti misure intraprese da re Abdullah in Arabia, tuttavia, non lasciano intravedere nulla di positivo per l’Europa nell’immediato futuro: nel Golfo, per tentare di placare gli animi, porzioni sempre più importanti di quelle liquidità che una volta sarebbero state investite in Europa, ora finiscono per calmierare i prezzi in Patria e scongiurare la diffusione delle rivolte. Per questo stesso motivo, anche le esportazioni di petrolio dai Paesi del Gulf Cooperation Council sono previste in calo per il futuro.

 

La reale minaccia a oggi sono le enormi disponibilità in denaro depositato nella stessa Libia e di cui Gheddafi può disporre liberamente per pagare i combattenti provenienti dall’Africa sub-sahariana, vera colonna portante dei “lealisti” che stanno tentando in questi giorni di riconquistare il terreno perduto in Cirenaica. Essendo impossibile impedire tale pratica, l’eventualità di un’azione armata in Libia appare sempre più concreta, soprattutto a Parigi.

 

Sarkozy, il quale ha riconosciuto i rivoltosi di Bengasi come unico interlocutore libico legittimato a dialogare a livello internazionale e che si è espresso decisamente a favore di una “no flight zone”, proporrà tale posizione al vaglio del Consiglio Europeo odierno. Sebbene il futuro di Gheddafi resti ampiamente incerto, le sanzioni economiche internazionali rischiano di rivestire un ruolo marginale nella risoluzione del conflitto libico.

 

(Luca Gambardella)



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COMMENTI
13/03/2011 - VOGLIAMO UN'ITALIA NON SUCCUBE DELL'EUROPA (Vittorio Brambilla di Civesio)

L'italia che è il primo partner commerciale della Libia e quindi in una posizione strategicamente privilegiata, invece di prendere l'iniziativa sembra accodarsi alle decisioni altrui subendo passivamente la pressione di forze esterne (Francia e Gran Bretagna)che sostanzialmente hanno fomentato la rivolta per scalzarci dalla Libia (Unicredit, Eni, Finmeccanica, ecc.) per prendere il nostro posto. Aveva ragione l'on. Giovanardi quando ha affermato che piuttosto l'Europa dovrebbe preoccuparsi di ciò che accade in Iran. Per non cadere dalla padella nella brace suggerirei al Ministro Frattini e ai nostri parlamentari un viaggio a Tripoli, che nel bene o nel male resta il nostro interlocutore. Non ci interessano le sparate di Sarkozy e Cameron, e non vogliamo una dittatura di fondamentalisti islamici in stile Iran alle nostre porte, con l'Italia invasa dai profughi e con rischi per la nostra sussistenza e la presenza cristiana. Molti osservatori e politici non se ne sono neppure accorti ma sottilmente forze esterne hanno sferrato un attacco all'Italia e alla nostra economia che andava meglio della loro per danneggiarci! Agiamo subito prima che la Libia cambi interlocutore!