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TERREMOTO GIAPPONE/ Tsunami di dieci metri, Chierici (IRA-ISMAR): "Fenomeno imprevedibile"

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Le immagini del terremoto in Giappone, foto Ansa  Le immagini del terremoto in Giappone, foto Ansa

Purtroppo sì, per quanto gli studi si stiano concentrando sempre di più per arrivare a una previsione quanto più possibile precisa in modo da sapere se uno tsunami si sta per abbattere o no, non è ancora possibile prevedere il suo reale svolgimento. Si pensi che in Giappone si lavora sul fenomeno tsunami sin dagli anni Venti. Quello che si può fare oggi è ricavare dalle caratteristiche del terremoto e da alcune fenomeni precursori di un possibile tsunami e cioè l'arrivo di onde anomale sulla costa, elementi sufficienti per dire che uno tsunami è in atto. Si usano essenzialmente due parametri: si calcola la magnitudo e la profondità della scossa con letture che si fanno direttamente in mare con strumenti specifici e in base a questi due elementi si dà l'allarme per una eventuale scossa. In realtà le autorità giapponesi dopo la seconda scossa di oggi hanno dato l'allarme e hanno indovinato l'arrivo dello tsunami.

La zona colpita dagli tsunami però è più o meno sempre la stessa, Oceano Pacifico oppure Oceano Indiano.

L'Oceano Pacifico è monitorato da due reti una americana e una giapponese. Il Pacifico per le sue caratteristiche geologiche è una delle zone al mondo a più alto rischio terremoti e quindi tsunami. E' una zona particolarmente attiva dove le faglie si scontrano provocando energie molto forti e quindi provocando terremoti in mare di forte potenza.

Come è la situazione nel Mar Mediterraneo? La zona tra la costa di Napoli e la Sicilia è ricca di vulcani sottomarini ad esempio…

Le zone marine a rischio terremoti sono parecchie in tutto il mondo e una di queste è il Mar Mediterraneo. Istanbul ad esempio è una città particolarmente a rischio, colpita in passato da diversi terremoti, uno anche 200 anni fa di forte intensità, ha una faglia che l'attraversa molto vicina alla città. E prevedibile che subirà altri terremoti con rischio tsunami anche se non è possibile dire quando. Anche la costa italiana è a rischio, ci sono diversi vulcani sottomarini e una esplosione di questi o il collasso del corpo vulcanico possono provocare tsunami.

L'onda che ha colpito il Giappone era alta dieci metri: una altezza nella norma?

L'altezza dell'onda dipende da diverse caratteristiche. Oltre che dalla magnitudo della scossa, dipende da quanto si è mosso il fondo marino. Quello che genera lo tsunami è infatti lo smuoversi del fondo marino successivo alla scossa che genera un effetto pistone. Poi l'altezza dell'onda dipende da come è fatta la costa dove si abbatte lo tsunami: se ad esempio arriva in una baia, questa può ingolfare la corrente marina e creare onde molte alte. In questi casi si possono avere onde alte anche trenta metri. Ma a soli pochi chilometri da dove si abbattono queste onde ci possono invece essere onde alte solo tre metri, dipende se il mare sale dolcemente o sale bruscamente. Dipende insomma da come è la costa dove arriva l'onda: a pochissima distanza ci spossino essere onde molto alte e onde basse.

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