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TERREMOTO GIAPPONE/ Tsunami di dieci metri, Chierici (IRA-ISMAR): "Fenomeno imprevedibile"

Pubblicazione:venerdì 11 marzo 2011

Le immagini del terremoto in Giappone, foto Ansa Le immagini del terremoto in Giappone, foto Ansa

Purtroppo sì, per quanto gli studi si stiano concentrando sempre di più per arrivare a una previsione quanto più possibile precisa in modo da sapere se uno tsunami si sta per abbattere o no, non è ancora possibile prevedere il suo reale svolgimento. Si pensi che in Giappone si lavora sul fenomeno tsunami sin dagli anni Venti. Quello che si può fare oggi è ricavare dalle caratteristiche del terremoto e da alcune fenomeni precursori di un possibile tsunami e cioè l'arrivo di onde anomale sulla costa, elementi sufficienti per dire che uno tsunami è in atto. Si usano essenzialmente due parametri: si calcola la magnitudo e la profondità della scossa con letture che si fanno direttamente in mare con strumenti specifici e in base a questi due elementi si dà l'allarme per una eventuale scossa. In realtà le autorità giapponesi dopo la seconda scossa di oggi hanno dato l'allarme e hanno indovinato l'arrivo dello tsunami.

La zona colpita dagli tsunami però è più o meno sempre la stessa, Oceano Pacifico oppure Oceano Indiano.

L'Oceano Pacifico è monitorato da due reti una americana e una giapponese. Il Pacifico per le sue caratteristiche geologiche è una delle zone al mondo a più alto rischio terremoti e quindi tsunami. E' una zona particolarmente attiva dove le faglie si scontrano provocando energie molto forti e quindi provocando terremoti in mare di forte potenza.

Come è la situazione nel Mar Mediterraneo? La zona tra la costa di Napoli e la Sicilia è ricca di vulcani sottomarini ad esempio…

Le zone marine a rischio terremoti sono parecchie in tutto il mondo e una di queste è il Mar Mediterraneo. Istanbul ad esempio è una città particolarmente a rischio, colpita in passato da diversi terremoti, uno anche 200 anni fa di forte intensità, ha una faglia che l'attraversa molto vicina alla città. E prevedibile che subirà altri terremoti con rischio tsunami anche se non è possibile dire quando. Anche la costa italiana è a rischio, ci sono diversi vulcani sottomarini e una esplosione di questi o il collasso del corpo vulcanico possono provocare tsunami.

L'onda che ha colpito il Giappone era alta dieci metri: una altezza nella norma?

L'altezza dell'onda dipende da diverse caratteristiche. Oltre che dalla magnitudo della scossa, dipende da quanto si è mosso il fondo marino. Quello che genera lo tsunami è infatti lo smuoversi del fondo marino successivo alla scossa che genera un effetto pistone. Poi l'altezza dell'onda dipende da come è fatta la costa dove si abbatte lo tsunami: se ad esempio arriva in una baia, questa può ingolfare la corrente marina e creare onde molte alte. In questi casi si possono avere onde alte anche trenta metri. Ma a soli pochi chilometri da dove si abbattono queste onde ci possono invece essere onde alte solo tre metri, dipende se il mare sale dolcemente o sale bruscamente. Dipende insomma da come è la costa dove arriva l'onda: a pochissima distanza ci spossino essere onde molto alte e onde basse.



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