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DIARIO GIAPPONE/ Terremoto, Saki Ito: "L'esperienza di un ordinario giorno di ufficio a Tokyo"

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2011

Sopravissuti al terremoto, foto Ansa Sopravissuti al terremoto, foto Ansa

DIARIO GIAPPONE IL RACCONTO DI UN TESTIMONE - Saki Ito, impiegata presso la Japan International Cooperation Agency di Tokyo, ha scritto in esclusiva per IlSussidiario.net il racconto dei primi terribili atti dopo che il terremoto ha devastato il suo Paese e della situazione attuale.


"Venerdì 11 marzo 2011. Un terremoto gigantesco colpisce la regione nord est del Giappone. Fino alle 14.46, era solo un altro venerdì come tanti al lavoro, in attesa di incontrare gli amici per una cena serale, andare a fare un po' di shopping e rilassarsi. Poi è arrivato il terremoto, ovviamente senza alcun preavviso. Inizialmente pensavo si trattasse di un terremoto minore - se vivi in Giappone, vivi con i terremoti - ma non è stato così. La gente nel mio ufficio, me compresa, cominciò a capire che non si fermava e diventava anzi sempre più forte. Tutti ci siamo nascosti sotto ai tavoli una pratica che ci è stata insegnata sin da quando eravamo bambini. E' stato il più lungo e il più forte terremoto che abbia mai vissuto nella mia vita. Tutti in ufficio però erano sani e salvi e il palazzo dove ci trovavamo non aveva subito danni particolari. Parlando sinceramente, non lo presi neanche troppo seriamente. Ma poi la tragedia ha cominciato a dispiegarsi in televisione. Abbiamo cominciato a vedere i servizi sullo tsunami che distruggeva le case nella città di Sendai e non potevo credere a quello che vedevo: case spazzate via macchine che cercavano di allontanarsi ma venivano inghiottite dalla mostruosa onda nera. Ero sconvolta.

"A Tokyo, mentre si continuavano a sentire scosse di assestamento, la gente che aveva amici o parenti nelle zone colpite dallo tsunami cercava di chiamarle al telefoni, ma ogni linea telefonica era interrotta. Gli sms impiegavano ore prima di arrivare a destinazione. Al lavoro ci dissero che chi voleva, poteva andare a casa. I treni in partenza da Tokyo erano però stati bloccati, così in molti di noi non potevamo andare a casa. Ogni giorno impiego circa un'ora di treno per arrivare al lavoro così rinunciai all'idea di andare a casa a piedi (con l'iPhone venni a sapere che ci avrei impiegato almeno sette ore). Allora decisi di avventurarmi nella fredda serata e camminare per un'ora e mezza fino a casa di mio nonno per passarvi la notte. Le strade erano piene di gente e di automobili ma nessuno suonava i clacson, c'era un silenzio surreale.

"C'era addirittura una persona all'angolo che teneva un cartello con sopra scritto: "Per la stazione di Shinjuku, 25 minuti a piedi, da questa parte". Quella sera sentii molte storie commoventi: sconosciuti che procuravano cibo e bevande calde ai passanti, chi offriva un passaggio in macchina verso casa, chi apriva gli uffici per permettere alla gente di passarvi la notte. Il mattino dopo, arrivata finalmente a casa, accesi la televisione. Solo allora mi resi conto della devastazione reale che lo tsunami aveva provocato. In quella zona del Giappone, ci sono molte cittadine isolate sulla costa, e quasi tutte erano state colpite dall'onda, un'onda che nessuno aveva capito fosse così vasta e violenta.


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