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LETTERA/ 1. Vi racconto di me e Taka, alle prese con il terremoto in Giappone

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Con noi anche i vicini di casa sono usciti e già cominciamo a domandarci dove sarà stato l’epicentro e con quale forza. Non capiamo ancora la gravità di ciò che è successo. Appena finita la scossa, torno un attimo in casa per mettermi scarpe e cappotto ed esco subito. Ci dirigiamo verso la stazione (che poi è il centro della cittadina dove abito). Ci rendiamo conto quasi subito che i treni sono fermi, anche perché passano di continuo e il silenzio improvviso si fa notare. I passaggi a livello sono abbassati e tagliano Nogata in due senza possibilità di raggiungere il centro.

 

Vicino alla stazione tutti sono per strada e controllano se amici o parenti sono sani e salvi. O almeno ci provano. Ci rendiamo conto in quel momento che i cellulari non funzionano! Visto che non possiamo attraversare i binari Taka e io torniamo indietro verso casa e incontriamo nuovamente la vicina di casa, che ci dice di vedere delle immagini preoccupanti in televisione e di essere preoccupata per il marito che era fuori in bicicletta (e che torna proprio in quel momento).

 

Io rientro un attimo in casa e verifico che internet funziona (e sarà l’unico mezzo a funzionare per tutta la giornata). In Italia è appena mattina e controllo se per caso mia madre ha già saputo del terremoto. Infatti vedo lampeggiare la messaggeria di skype. La tranquillizzo e a quel punto, visto che Taka non riesce a contattare i suoi familiari, decidiamo di cercare un telefono pubblico.

 

Quando torniamo in stazione i passaggi a livello sono stati ripristinati ed è possibile accedere al centro. Ci fermiamo un momento al koban (sono dei mini posti di polizia dislocati un po’ ovunque) e ne approfittiamo per chiedere se i treni funzionano. A quanto pare non solo la nostra linea, ma tutti i treni sono stati fermati a titolo precauzionale.

 

Troviamo un telefono pubblico. Non ricordo nemmeno quando ne ho usato uno l’ultima volta. Per fortuna pare che linee telefoniche convenzionali funzionino e riusciamo a metterci in contatto con la sua famiglia. Sarà passata forse poco più di un’ora dal terremoto. Raggiungiamo la fermata dell’autobus e una lunga coda di persone aspetta un mezzo che non arriva.

 

Propongo a Taka di fare un giro nei negozi nell’attesa e proprio mentre siamo intenti a curiosare all’interno ecco che arriva una scossa di assestamento abbastanza forte. Ci precipitiamo fuori tutti dal negozio. Le commesse sono intente a tenere fermi i cumuli di prodotti accatastati fuori, mentre all’interno bottiglie di vino e olio si rovesciano sul pavimento.



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