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LETTERA/ 1. Vi racconto di me e Taka, alle prese con il terremoto in Giappone

Foto Ansa Foto Ansa

Tutto sommato niente scene di panico, tutti sembrano saper cosa fare, sebbene nei volti e nei commenti (kowaii, che paura, commenta una signora che passa davanti a noi) sia palpabile la preoccupazione. Taka si lamenta che gli gira la testa e anch’io in effetti mi sento strano come sempre dopo un terremoto. Gli dico di andare a mangiare qualcosa in un ristorante lì vicino visto che comunque i mezzi sembrano interrotti. Altre scosse di minor entità si susseguono ogni tanto. I cellulari continuano a non funzionare.

 

Torniamo verso il posto di polizia per chiedere informazioni. A quanto pare i treni non funzionano e c’è la possibilità che per tutta la giornata non funzionino. A quel punto torniamo a casa e diamo un’occhiata a internet per avere notizie. In questo senso Facebook si rivela provvidenziale anche per avere notizie dagli amici. Essendo l’unico media funzionante in quel momento sono tutti collegati e fioccano da ogni dove messaggi per chiedere com’è la situazione e se si è sani e salvi.

 

Sul canale di NHK (la tv di stato) si susseguono immagini preoccupanti di inondazioni e di una centrale in fiamme. Su Facebook alcuni amici fanno sapere di non riuscire a tornare a casa (Tokyo si estende per decine di chilometri e senza treni o metro è impossibile spostarsi). Qualcuno che non lavora troppo lontano ci prova e racconta, i-phone alla mano, che cosa sta vedendo. Strade piene di gente che cammina, conbini (sono piccoli supermercati aperti 24 ore sullo stile di quelli americani) presi di assalto per mangiare qualcosa.

 

Il commento di Taka che mi dice che mai aveva provato un terremoto cosi forte, si aggiunge agli altri postati su Facebook. Federica è spaventatissima e non vuole rimanere sola in casa, Hide non riesce a contattare i genitori che abitano a Sendai (vicino all’epicentro), Yuichi sta camminando da tre ore cercando di tornare a casa, Alice mette la sua casa a disposizione di chi in quel momento si trovi in zona e sia impossibilitato a tornare.

 

Dall’Italia amici e parenti si mettono in contatto per sapere se sono vivo, mentre Taka e io a turno sul computer controlliamo man mano che tutti i nostri amici e conoscenti non abbiano subito danni ma solo un bello spavento. Alla fine anche Taka, impossibilitato a tornare, si fermerà a dormire da me. Nella notte altre scosse di assestamento si fanno sentire.