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LETTERA/ 1. Vi racconto di me e Taka, alle prese con il terremoto in Giappone

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Nonostante tutto comunque, ciò che sorprende di più è la pragmatica calma e tranquillità che caratterizzano il popolo giapponese alle prese con una calamità di proporzioni non indifferenti. Le vittime salgono, i dispersi aumentano, ma il Paese si organizza e sono sicuro che nel giro di qualche settimana avrà sistemato le cose più urgenti. I giapponesi vivono in una zona ad alto rischio sismico e sono abituati fin da piccoli a prepararsi al peggio con esercitazioni periodiche. Se aggiungiamo che hanno un senso del bene comune e della cosa pubblica molto elevato (pongono la comunità davanti al singolo) non c’è di che stupirsi della strabiliante organizzazione e puntualità che caratterizza il Paese.

 

Se così non fosse ci troveremmo di fronte a un disastro di proporzioni ben maggiori. Ma la meticolosità nella costruzione delle abitazioni (che infine sono state spazzate via dallo tsunami e non rase al suolo dal terremoto) e in generale nel preparare ogni cosa (ad esempio, giunge l’avviso di terremoto in arrivo in tv poco prima che si abbatta, c’è una specie di countdown. Anche nei luoghi pubblici c’è un sistema collegato alle centrali di rilevazioni sismiche che avverte in tempo reale con un allarme e countdown - l’ho sperimentato io stesso in un paio di situazioni), ha permesso di evitare il peggio.

 

Domani (oggi, ndr) in alcune zone e fasce orarie sono previsti dei blackout per venire incontro alle esigenze energetiche (visto le centrali nucleari fuori uso): per ora si tratta, in questa parte del Paese, di alcune zone periferiche di Tokyo (per fortuna non dove abito io). Non so se queste misure verranno estese anche ai giorni successivi.

 

Certo è ancora presto per dire che tutto tornerà alla normalità, però guardando a come la situazione viene vissuta dai giapponesi, senza scene di panico e disperazione, ma anzi in maniera positiva e costruttiva, cercando di aiutarsi a vicenda, lo si può sperare.

 

(Michele Giacummo)



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