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LETTERA/ 2. Cronaca di un pomeriggio spettrale, nel cuore di Tokyo

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2011

Il tragico terremoto che ha sconvolto il Giappone, e il mondo Il tragico terremoto che ha sconvolto il Giappone, e il mondo

Caro direttore,
venerdì 11 marzo, alle 14.45, stavo bevendo un caffè con un collega nel cortile del mio istituto di ricerca a Kodaira, un’ora di treno a ovest di Tokyo, quando la terra ha iniziato a tremare sotto i nostri piedi con una forza spaventosa.

Ero in un grande spazio aperto e ricordo le automobili parcheggiate che ondeggiavano come fossero barche. Presto il cortile si è riempito di persone che uscivano dall’edificio e che, pur mantenendo una compostezza e un controllo che davano conforto, lasciavano trasparire in volto la paura.

Siamo stati tutti lì per alcuni lunghi minuti, mentre la terra continuava a tremare senza tregua, guardandoci sgomenti. Si capiva che la scossa era forte, ma in realtà non avevamo ancora capito la portata dell’evento. Finita la scossa, ci siamo recati al sesto piano, nel nostro laboratorio, dove il pavimento era coperto di oggetti caduti dalle mensole e dalle librerie.

Sono poi iniziate altre scosse, assai meno forti, che continuavano a farci tremare quasi ininterrottamente, fino a quella avvenuta circa mezz’ora dopo la prima, per la quale io e i colleghi ci siamo rifugiati sotto le scrivanie. Anche quella era durata a lungo. Quanto? Chissà, probabilmente meno di quanto non fosse sembrato. Era stato comunque un tempo sufficiente per farmi decidere che era il momento di tornare a casa. Più di un’ora di treno di viaggio mi aspettava.

Sono arrivato alla stazione intorno alle 4, dove un crocchio di gente era adunata a guardare gli schermi che proiettavano le prime immagini dei danni del terremoto e dello tsunami. La mia linea ferroviaria era interrotta e così ho deciso di incamminarmi a piedi fino a un’altra stazione, più grande, dove speravo che forse i treni fossero funzionanti. Arrivato lì ho capito subito che i trasporti in tutta Tokyo erano bloccati.


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