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NUCLEARE/ Fukushima come Chernobyl? Gli esperti a confronto

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La centrale di Fukushima prima e dopo il terremoto (Foto Ansa)  La centrale di Fukushima prima e dopo il terremoto (Foto Ansa)

«SCARSA TRASPARENZA» - Diametralmente opposta la posizione di Vincenzo Balzani, chimico molecolare dell’Università di Bologna, che ricorda come «già nel 2002 gli impianti nucleari della Tokyo Electric Power (Tepco) furono chiusi perché si sospettava che la società giapponese avesse dichiarato il falso sulla sicurezza. Difficile quindi sapere se in questo caso le informazioni sulla gravità dell’incidente di Fukushima siano o meno corrette. Nel migliore dei casi, migliaia di persone sono state sfollate, ed è facile intuire con quale spirito ritorneranno nelle loro case. Dopo Chernobyl, le persone in Ucraina cedevano all’alcolismo per lo shock subito, ora potrebbe ripetersi qualcosa di simile».

 

MODELLI SENZA RISCONTRI - Per il professor Balzani quindi, «detto francamente mi sembra una pura pazzia continuare a costruire delle centrali nucleari. Chi ci assicura che sono sicure, lo fa sulla base di modelli matematici che però non trovano riscontro nella realtà, perché non si possono fare esperimenti in grado di simulare una catastrofe atomica». E a chi gli fa notare che la centrale di Fukushima è di vecchio modello, mentre quelle che si progetta di costruire in Italia saranno molto più avanzate, Balzani ribatte: «Questo nessuno lo mette in dubbio, ma come si fa a essere sicuri in un campo come il nucleare? Una centrale non risponde mai in modo lineare alle sollecitazioni, basta una piccola interferenza per produrre gravi danni. Per questo motivo, la rischiosità di una centrale nucleare non si può prevedere».


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COMMENTI
15/03/2011 - smaltimento (francesco scifo)

Nessuno dice che la questione nucleare è nel nostro paese potenzialmente un grande affare e che la sicurezza delle persone è una variabile di scarsa importanza per chi vuole specularci. Come possiamo impostare un programma nucleare se ancora non abbiamo risolto il problema di come smaltire le scorie prodotte dalle vecchie centrali italiane in disuso. Quanto succede in Campania, ed in Sardegna con i rifuti dei poligoni militari che intossicano intere comunità, dimostra che il Paese attualmente non è in grado nemmeno di smaltire i rifiuti ordinari. Pensiamo a cosa succederebbe se la criminalità organizzata mettesse le mani sull'affare nucleare: potremmo escluderlo? Prima di partire con un programma nucleare risolviamo lo smaltimento dei rifiuti ordinari. saluti

 
15/03/2011 - Fatti che accadono (Diego Perna)

Quando accade un fatto significativo, non tenerne conto, è da idioti. Diciamoglielo, evitiamo di essere troppo cortesi su qualcosa che riguarda il futuro nostro e dei nostri figli. Negli ultimi anni la tecnologia ha ridotto di almeno la metà il consumo di energia di auto, frigoriferi e macchine in genere, mentre 900 centrali nucleari nel mondo producono soltanto il 15% del fabbisogno totale. Continuare la ricerca sul risparmio di energia e su quelle alternative credo sia più logico, sensato, economico ed umanamente più bello. Diciamogli anche questo. Buona Giornata