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TERREMOTO GIAPPONE/ Il mistero cercato lontano da questa vita

LORENZO ALBACETE riflette sulla reazione del popolo giapponese al sisma e allo tsunami di venerdì scorso, paragonata con altre catastrofi recenti

Foto Ansa Foto Ansa

Il disastroso terremoto che ha devastato il Giappone l’11 marzo ha dominato i notiziari degli scorsi giorni, accantonando anche ciò che sta accadendo in Medio Oriente. La maggior parte degli articoli e dei video si è concentrata sulle vittime, sui danni fisici ed economici provocati dal terremoto e sull’ampiezza dell’area colpita dal terremoto e dallo tsunami.

L’unico articolo che mi ricordi abbia trattato sui grandi media quella che possiamo chiamare la dimensione culturale o spirituale della tragedia è apparso sul blog di Cnn il 12 marzo, a firma Marnie Hunter.

Nell’articolo si fa notare, come avevo notato anch’io, la differente reazione dei giapponesi di fronte a questa tragedia paragonata ad altre simili catastrofi, come ad Haiti, in Cile o anche in Italia non così tanto tempo fa. La Hunter sottolinea la mancanza di bande di saccheggiatori e di segni di sciacallaggio o di risse, neppure per procurarsi il cibo.

Per capire questa situazione, si è rivolta a due autorità in materia di Giappone e della sua cultura. Uno è Gregory Pflugfelder, Direttore del Centro Donald Keene di cultura giapponese presso la Columbia University, secondo il quale il saccheggio semplicemente non c’è in Giappone. La ragione, dice è “il sentimento di essere in primo luogo e soprattutto responsabili per la comunità”.


COMMENTI
17/03/2011 - BREVE TESTIMONIANZA (ciro pica)

Faccio il tassista a Milano e ieri ho caritato a bordo del taxi tre ragazzi che arrivavano dal Giappone, Tokio in Italia per una vacanza.Gli ho chiesto del terremoto ma non mi hanno risposto direttamente, sembrava quasi che non volessero ricordare. Ho lasciato perdere anche se la cosa mi aveva incuriosito ed ho pensato ad una cattiva traduzione del inglese da parte mia. Allora ho cominciato a parlare con loro sulle mete previste e dicendo cosa potevano vedere in due giorni a Milano. Arrivati a destinazione ci salutiamo e gli dico che stiamo pregando Dio per il Giappone. Ora non so se come prima avessero o no capito ma mi hanno guardato profondamente in modo serio e commosso. Non so se centra ma mi sembra che il problema stia qui: noi non sappiamo come si muove la storia ma tutti gli uomini hanno bisogno del Dio incarnato. ciro

 
16/03/2011 - Chi ci salverà dalla presunzione e dall'ignoranza? (Michele Mattioli)

"Provo grande tristezza per le vittime di sisma e tsunami: non si sa quanti saranno, ma spero che ne venga salvato anche uno solo in più ... Prego per loro e perché si esca dalla catastrofe: sono commosso da chi cerca di resistere e vivere. Un grazie agli stranieri, alla gente del Giappone e a tutti quelli che continuano a impegnarsi nelle operazioni di soccorso. Sono arrivati messaggi da tutto il mondo: mai rinunciare alla speranza". Questo breve stralcio del discorso alla nazione fatto quest'oggi dall'imperatore del Giappone Akihito credo sia sufficiente a smentire le considerazioni grossolane e pretestuose riportate da Albacete sulla storia e la cultura di questo popolo. Condivido i commenti degli altri lettori e aggiungo solo una domanda "Chi può sostenere la speranza dei giapponesi?" PS Ricordo che "Lo Spirito soffia dove vuole" (Gv 3, 8) o forse deve chiedere prima il permesso agli intellettuali statunitensi? Michele

 
16/03/2011 - Immedesimazione, non analisi! (Paola Platania)

Analisi tecnica arida e anche un po' triste. Cristo non e' dove noi pensiamo che sia o debba essere, ma e' li, nel Giappone di quelli che non lo conoscono ma gridano il bisogno di Lui. Lui che si fara' conoscere e riconoscere anche da chi non e' "autorizzato" perche' giapponese. Per fortuna, anzi no, per Grazia.

 
16/03/2011 - la domanda dell'uomo non viene meno (mario bacigalupo braga)

Di fronte al disgusto che mi prende lo stomaco vedendo come in questa tragedia sembri prevalere la distrazione: lo spettacolo del disastro, il nucleare, l'economia... mentre mancano all'appello intere comunità di migliaia di persone. Il bellissimo articolo su Repubblica "Tra i fantasmi di un'ecatombe i cadaveri nelle reti dei pescatori" dell'inviato GIAMPAOLO VISETTI parla di una ragazza che ha fatto 130 km in tre giorni alla ricerca dei suoi affetti travolti, ecco un segno che mi commuove, pensavo a questa ragazza e a come è grande il segno del bene nella vita se è capace di vincere la disperazione, a quanto è grande il nostro cuore se nemmeno di fronte a uno tsunami si blocca. Cristo ha condiviso con noi questo grido e salva il respiro dell'uomo, un respiro che oggi all'inizio della quaresima dovrebbe avere l'intensità per noi di chi è ai piedi della croce. L'invito a scendere dal sicomoro a rendersi conto di quanto è accaduto, a immedesimarsi con quei volti, eviti di ridurrre Cristo a un 'indagine sociologica spocchiosa sulla natura dei popoli e consideri il cristianesimo un fatto presente per tutti gli uomini che gridano come Cristo nel momento della prova la debolezza e il desiderio della propria umanità. Mario Braga mario

RISPOSTA:

TERREMOTO GIAPPONE/ Il mistero cercato lontano da questa vita http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/3/15/TERREMOTO-GIAPPONE-Il-mistero-cercato-lontano-da-questa-vita/158661/ LETTERA/ 1. Vi racconto di me e Taka, alle prese con il terremoto in Giappone http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=158220 LETTERA/ 2. Cronaca di un pomeriggio spettrale, nel cuore di Tokyo http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=158311