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GIAPPONE/ Gli esperti: Fukushima dimostra che il nucleare è "sicuro"

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E a chi gli chiede se l’Italia, essendo un Paese a rischio sismico come il Giappone, dovrebbe evitare di costruire delle centrali nucleari, Romanelli risponde: «In realtà a Fukushima il problema è stato originato prevalentemente dagli impianti ausiliari di fornitura dell’energia elettrica, più che dal sisma in sé. Il maremoto è stato una catastrofe epocale, ma non è stato la causa diretta dell’incidente nella centrale, la cui struttura esterna ha retto grazie a tutte le precauzioni del caso che già esistono. A risultare inadeguati sono stati invece i sistemi di sicurezza interni, sviluppati negli anni ’50 e ormai obsoleti, in quanto per eliminare il calore di decadimento provocato dalla presenza di combustibile devono utilizzare la circolazione forzata».

 

E aggiunge Romanelli: «Le centrali di terza generazione, quelle che dovrebbero sorgere in Italia, hanno invece impianti di sicurezza basati sulla “convezione naturale”, e quindi non hanno problemi con un’eventuale mancanza di energia elettrica». La convezione naturale è infatti un tipo di trasporto di liquidi e fluidi basato su pressione e forza di gravità, che funziona anche in caso di black out totale espellendo i combustibili ed evitando che si infiammino. Al contrario di quanto avvenuto nel reattore giapponese, dove i sistemi di sicurezza sono andati in tilt non appena è saltata l’elettricità.

 

Il professor Marco Ricotti ammette invece che «gli avvenimenti delle ultime ore portano certamente verso un aumento della gravità dell'incidente, oltre il livello 4 inizialmente ipotizzato da Tepco e probabilmente oltre lo stesso livello 5 dell'incidente di Three Mile Island», la centrale dove nel 1979 si è verificato il più grave incidente nucleare nella storia Usa, ma il cui impatto sui lavoratori e sulla popolazione residente a distanza di 32 anni non ha causato morti accertate. Anche se, aggiunge Ricotti, «credo che prossimamente l’AIEA aggiornerà il valore che ha dichiarato».



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COMMENTI
20/03/2011 - E se succede ... (Ragusa Carmine)

Nessuno parla mai di una cosa. Se succede un disastro al confine con la Francia cosa succede qui? ci affidiamo agli scafisti e andiamo in Libia ? Chi ha i soldi pagherà di più? lasciando a piedi gli altri. Chi ha la nonna ammalata, o il figlio disabile, dove crederà di andare? I politici coi soldi o chi in tv spinge per il nucleare (giornalisti prezzolati), prenderanno i primi voli e si sistemeranno nelle loro case all'estero. Ma tu con il tuo mutuo 20ennale, dove cavolo credi di poter andare?

 
17/03/2011 - a proposito di nucleare (SUSANNA DARMAN)

Quanto condivido i commenti precedenti qui sotto riportati!!!! In Italia manca una credibilità politica! Io sono contraria per principio al nucleare, ma di sicuro lo sono in questa bell'Italia che non sa gestire nemmeno i propri normali rifiuti...figuriamoci quelli radioattivi! Probabilmente ce li ritroveremo sotto casa o mescolati al cemento per le grandi opere pubbliche....siamo riusciti ad utilizzare male anche l'energia pulita, e sapete perchè? Perchè in questo paese la res pubblica conta meno di niente!

 
16/03/2011 - Componente Umana (angelo canavese)

Leggendo l'articolo, mi viene in mente che mi piacerebbe sapere se gli esperti hanno valutato la sicurezza delle centrali nucleari solo secondo considerazioni tecnologiche: la componente umana e' entrata nel calcolo di questa sicurezza? Mi riferisco in primo luogo alle imprese che effettivamente costruirebbero le centrali teoricamente sicure: quanto incide il grado di corruzione media delle imprese di costruzione di una nazione nel tasso di sicurezza di una centrale in quella nazione? In secondo luogo, l'incremento tecnologico/organizzativo del terrorismo internazionale, e' indice per la sicurezza delle centrali?

 
16/03/2011 - sicurezza delle centrali nucleari (dario lullia)

Salve sono un manutentore di ascensori,da 1 anno mi occupo della manutenzione del CCR di Ispra il che include anche gli elevatori installati nella cosiddetta zona controllata,ovvero:la vecchia centrale nucleare smantellata, quella non smantellata(che anche se inattiva dai primi anni 80 risulta ancora in attiva per lo stato italiano)e l'edificio del deposito materiali contaminati. Non sono certo un esperto ma ne incontro parecchi che lavorano nel sito. Le procedure di controllo ingressi e uscite sono oltre che costosissime devo dire davvero severe,tuttavia niente impedisce in un normale giorno di pioggia, in una camera costantemente depressurizzata per evitare fuoriuscita di aria potenzialmente contaminata, di perdere per sempre le proprie scarpe (che vanno ad arricchire la vasta collezione del deposito)perchè durante la visita rimangono contaminate da un accumulo di radon(presentissimo anche nel sottosuolo in natura ma molto concentrato in una centrale , e disgraziatamente causa di tumore polmonare. Le procedure di sicurezza sono quindi eccezzionalmente efficenti per evitare in condizioni "normali" una eventuale contaminazione esterna ma non risolvono certo la perdita pressochè permanente del territorio. In conclusione mi dico assolutamente contrario ad un sistema di produzione energetica estremamente inquinante come il nucleare e soggetto a sanzion il protocollo di kyoto parla chiaro.Francia e Germania tentano di sbarazzarsene e noi.... un saluto e speriamo negli italiani.

 
16/03/2011 - LA RAGIONE CIECA (alcide gazzoli)

Ma scusate, siamo ciechi? cosa dobbiamo vedere ancora per renderci conto di questa follia? Risparmiamoci la retorica, vero...Neppure il popolo più evoluto tecnologicamente e civicamente del mondo e così ricco di mezzi e risorse, è in grado di domare quello che ha costruito. Eventi eccezzionali?imprevedibile concomitanza terremoto-maremoto?: appunto. La prima evidenza è che c'è sempre-sempre- qualcosa che non si può prevedere. Ma perchè poi esporre l'umanità a rischi e disastri che la potrebbero annientare? La nostra società e il potere che la domina tendono ad un consumo di energia, tempo, risorse, economia...illimitato. Ma la realtà è limitata, l'uomo stesso è limitato. NOn è un assunto fideistico, è una constatazione. Eppoi la questione qui NOn è solo il nucleare: Pensiamo alle automobili,al traffico,ai rifiuti...La Cina con le necessita spaventose di energia che pretenderà per il suo sviluppo.E' un "modello" che non regge già ora. Parole come risparmio, sacrificio, riuso,sostenibilità non fanno parte della vita quotidiana neanche come idea. Il fatto è che NON lo si vede: una specie di cecità della ragione, la quale per mettersi in moto " ha bisogno di un'affettività che la investa".

 
16/03/2011 - FRA TERREMOTO-TSUNAMI-NUCLEARE IMPAZZITO (celestino ferraro)

Il cataclisma che colpisce il Giappone ci stupefà, una tragedia simile poteva essere solo immaginata in un film dell’horror. Ma ci lascia ammirati la pacata paura dei giapponesi che hanno affrontato la serie di tragedie, susseguitesi allo sconvolgente terremoto, con una compostezza che tutt’ora desta la nostra sbigottita meraviglia. Il sostantivo “paura” s’è ammantato di svariati orpelli che lo nobilitano corredandolo di significati più o meno fantasiosi. La paura è paura, e non c’è ma che tenga, quando ci pervade è la nostra coscienza che si obnubila e l’istinto di conservazione trionfa nella fuga, se ci riesce. La paura dei giapponesi è stata composta, cioè non ha assunto le vesti del panico, l’intero popolo giapponese ha saputo piegarsi come canne al vento della mala sorte per poi rizzarsi una volta che la furia degli elementi si fosse placata. Gli antichi samurai, temerari vassalli agli ordini del feudatario, ignoravano cosa fosse la paura e affrontavano la sorte con la sola forza della loro “katana”, spada affilatissima che una volta sfoderata necessitava della sua vittima sacrificale. Così Akira Kurosawa, celeberrimo regista giapponese, cantò “Rashomon”, e il mito dei “I sette samurai”, e l’Occidente osannò all’opera di un genio cinematografico e all’epopea di un popolo. Con il terremoto-maremoto-disastro nucleare, non è in gioco l’ingegno di un regista cinematografico, sono secoli di cultura scintoistica che emergono dalla coscienza ancestrale dei giapponesi: