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MEDIO ORIENTE/ E ora le mire dell’Iran tolgono il sonno all’Arabia Saudita…

Pubblicazione:mercoledì 16 marzo 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Le piazze in rivolta nel mondo arabo si moltiplicano giorno dopo giorno e nemmeno l’Arabia Saudita, il paese che forse più di tutti trema di fronte ad una rivendicazione di diritti e democrazia da parte del suo popolo, è stata risparmiata dalle “giornate della collera”. Sebbene le paventate rivolte siano state immediatamente placate da generose donazioni alla popolazione e dalla polizia che minacciava di rispondere duramente, anche il gigante della penisola arabica traballa come tutti gli altri regimi. In tutta la penisola del Golfo, in realtà, i governi sono i più drammaticamente impreparati al cospetto del nuovo fenomeno rivoluzionario (ad eccezione dello Yemen per la sua specificità storica) ed è proprio qui che la cosiddetta “primavera araba” potrebbe sortire i suoi esiti più inattesi.

 

Due dinamiche molto differenti tra loro si stanno pericolosamente sovrapponendo e confondendo nelle rivoluzioni del Golfo: in primo luogo le specifiche richieste di modernizzazione politica da parte delle piazze - in particolare la formazione di monarchie costituzionali - potrebbero far implodere il modello stesso su cui questi regimi si sono conformati e assestati a partire dalla scoperta del petrolio nel loro territorio. Le monarchie del Golfo hanno tutte una natura ereditaria e tradizionale, non sono dotate di Costituzioni e separazione dei poteri; le élites politiche “posseggono” in senso letterale lo Stato - si confondono concettualmente con esso - e per proteggersi da qualsiasi eventuale spinta di cambiamento dal basso hanno sempre “drogato” le popolazioni con un assistenzialismo sfrenato e un’imposizione fiscale ridotta ai minimi termini.

 

Tutto questo è stato possibile fino ad ora grazie all’enorme rendita petrolifera, unica ma immensa fonte di ricchezza per queste monarchie. Ma le mobilitazioni che abbiamo visto nascere in Barhein, in Oman e che si apprestano probabilmente a scuotere anche la grande Arabia Saudita, hanno mostrato chiaramente come la formula magica “no taxation no representation non funzioni più. Ed è proprio questo il dato più sorprendente - quasi paradossale - delle rivoluzioni del Golfo: società estremamente tradizionali chiedono a gran voce di entrare nella modernità politica. Estranee a qualsiasi forma di società civile - differentemente dal contesto tunisino, egiziano, marocchino o giordano - queste popolazioni sono scese nelle piazza per chiedere la creazione di monarchie costituzionali e una maggiore rappresentatività politica.


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