BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DIARIO HAITI/ Il medico: visitiamo 70-80 persone al giorno, soprattutto bambini malnutriti e donne incinte

Gli haitiani coinvolti nella ricostruzione iniziano a fidarsi e a lavorare con responsabilità e professionalità. MARIA EVA VIRGA riferisce la testimonianza di un medico che è stato ad Haiti

Ad un anno dall’inizio del progetto di Avsi ad Haiti sono stati visitati 10.000 bambiniAd un anno dall’inizio del progetto di Avsi ad Haiti sono stati visitati 10.000 bambini

“Mentre ero ad Haiti, lo scorso dicembre, un giorno è arrivato l’uragano Tomas, che ha provocato forti piogge e inondazioni in un paese già devastato dal terremoto. Quando siamo andati nei campi per constatare i danni, ci è stato riferito che in una tenda di Parc Boby un bambino di un mese era morto annegato, mentre i suoi quattro fratelli erano usciti. La mamma non si è accorta di nulla. La prima reazione, un po’ scandalizzata, è stata quella di dire: «Ma la madre dov’era?». Subito dopo, però, ho pensato quanto dovesse essere distrutta questa donna per non accorgersi di nulla. Poi l’ho incontrata: era come di pietra, non una parola, non una lacrima. Io non sono stata capace di fare altro che abbracciarla e accarezzarla”. E’ il racconto struggente di Clotilde Manzoni, una pediatra di Lecco che ha partecipato alla missione sanitaria di Avsi, associazione volontari per il servizio internazionale, ad Haiti.

Avsi, che è presente nello stato caraibico dagli anni ’90 con progetti agricoli, opere educative e adozioni a distanza, dall’anno scorso, dopo il terribile terremoto, è impegnata anche sul fronte sanitario, dietro richiesta di collaborazione da parte dell’Unicef: nella capitale Port-au-Prince, nei quartieri di Cité Soleil e Martissant, tra le due baraccopoli più pericolose della zona. E come supporto al centro sanitario di Suor Marcella nel quartiere di Warf Jeremie. Cité Soleil, in riva al mare, è costruita su una discarica; vi abitano 300.000 persone, tra le più povere del mondo. Clotilde ha lavorato a lì, nelle tendopoli di Parc Boby, Place Fierté e Bas Fontaine, poi nel cuore della baraccopoli, a Soleil 21. Il progetto sanitario consiste nell’allestire tende adibite ad ambulatorio e nell’educazione igienico-sanitaria delle mamme. “Bisogna individuare e curare i bambini”, racconta Clotilde, “le donne incinte e quelle che allattano. I malnutriti sono il 72% della popolazione. In queste tende vengono visitate anche 70-80 persone al giorno, con i più svariati bisogni”.

Naturalmente Avsi si occupa anche di fornire acqua potabile, luce, alimenti per tutta la popolazione dei campi. Clotilde è stata ad Haiti tre volte, senza vedere grandi tentativi di ricostruzione. “Ma”, afferma, “ho visto un cambiamento nei volontari di Avsi, nelle equipe sanitarie, nei mediatori di pace, negli assistenti sociali, tra i comitati di campo e logistici, formati da haitiani che provengono per lo più dagli stessi quartieri in cui operiamo. Col passare del tempo hanno cominciato a fidarsi e a lavorare con più gusto, responsabilità e anche professionalità. Questo è accaduto perché si sono sentiti amati e valorizzati”.