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DIARIO GERUSALEMME/ 1. Amir, sfrattato dal quartiere ebraico perché cristiano

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Gerusalemme  Gerusalemme

Tutto sommato, sarebbe anche un ottimo posto per viverci. Il quartiere ebraico di Gerusalemme, nato attorno all’ultimo muro del tempio di Salomone, offre dai tetti una vista incantevole della città vecchia e tutta la pace che negli affollati suk arabi è difficile (per non dire impossibile) trovare. Ma non sono i prezzi (che per metro quadro fanno concorrenza a Manatthan) a rendere proibitivo l’acquisto di una casa, anche un monolocale. O, per lo meno, non solo.

 

Ve lo può spiegare meglio Amir, un ragazzo sui trent’anni impegnato nel sociale, che proprio ieri ha ricevuto una lettera di sfratto. Vicino rumoroso? Provocatore di risse o precedenti penali? Niente di tutto questo. Al contrario. I suoi vicini lo dipingono come una persona rispettosa, pacifica, ben integrata e che contribuisce al bene del paese. Ma è cristiano, e questo basta, purtroppo.

 

La sua disavventura inizia quando Lorena Sokolosky, proprietaria della casa dove viveva Amir, a settembre si vede recapitare a casa una lettera inaspettata che recita così: ‘’Sappiamo che lei sta affittando casa sua a una persona che non corrisponde ai criteri demografici della società ed è in totale contraddizione con il quartiere ebraico”. Nell’incredulità di Lorena,  Amir continua a leggere la missiva inviata dalla compagnia governativa che si occupa dello sviluppo nel quartiere ebraico a Gerusalemme: “E' ben noto che il quartiere ebraico è un posto tranquillo, con caratteristiche uniche, e tale deve essere mantenuto dai residenti, secondo il contratto di affitto con la società. Per questo motivo la invitiamo a far evacuare l’affittuario e ad assicurarsi che in futuro la casa sia abitata solo da persone corrispondenti a criteri demografici della società.”



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COMMENTI
19/03/2011 - razzismo? (loris SOleri)

a parti invertite sarebbe ovviamente stato "antisemitismo". Ma non preoccupatevi, non è razzismo