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DIARIO GERUSALEMME/ 2. Un esercito di ragazzi verso i nuovi insediamenti: per loro quale futuro?

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Oggi, mentre l'esercito blocca interamente ogni strada di Nablus, (perfino alle ambulanze è interdetto il passaggio), un funzionario governativo ha dichiarato che saranno costruite tra le 300 e le 500 case. La risposta di Israele è chiara: non solo una caccia all'uomo per punire i colpevoli, ma una ritorsione vera e propria che  Abu Mazen ha definito “inaccettabile, e che comporterà conseguenze gravissime”. Anche se nessuno, e probabilmente neppure Abu Mazen, potrebbe dire quali.

 

Quello di Itamar è stato il più grave attentato contro israeliani dal marzo del 2008, quando un palestinese penetrò in una scuola religiosa ebraica a Gerusalemme e uccise 8 studenti con un'arma automatica.

E come in quel marzo 2008, la ricerca di giustizia trova in entrambi i leader politici due risposte parziali. Da una parte le ritorsioni, dall'altra un rancore mascherato da impotenza. Quale atteggiamento renderà maggiore giustizia a questa famiglia brutalmente trucidata? I nuovi insediamenti che farà costruire Netanyahu o  la reazione – più o meno energica, non sappiamo ancora – di Abu Mazen? A sentire i commenti della gente sembra che la partita si giochi ancora qui, tra chi disprezza gli “israeliani guerrafondai” e chi odia i “palestinesi terroristi”. Di quella famiglia, come di quegli otto studenti, tutti si sono già dimenticati. Perchè dove prevale l'orgoglio, il perdono è una chimera, e la giustizia un'utopia.



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