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GIAPPONE/ Mons. Kikuchi: da cristiani di fronte al dolore muto di chi non riconosce Dio

Pubblicazione:venerdì 18 marzo 2011

Un elicottero americano pronto a portare aiuti di prima necessità alla popolazione colpita dallo tsunami in Giappone (Foto Ansa) Un elicottero americano pronto a portare aiuti di prima necessità alla popolazione colpita dallo tsunami in Giappone (Foto Ansa)

«Sono certo che il Giappone riuscirà a risollevarsi dalle macerie. La Caritas, la principale Ong attiva nel Paese, si sta facendo in quattro per soccorrere le persone rimaste senza casa, lavoro, cibo e acqua. Ma la maggior parte dei giapponesi oggi non crede più in Dio, e questo rende la loro tragedia ancora più terribile». Ad affermarlo è monsignor Tarcisio Isao Kikuchi, presidente della Caritas giapponese e vescovo di Niigata, raggiunto al telefono da ilsussidiario.net mentre si trova a Sendai, capoluogo della provincia più colpita dal terremoto.

 

Monsignor Kikuchi, com’è la situazione a Sendai in queste ore?

 

La situazione a Sendai è molto dura, non riusciamo ancora a renderci conto di quello che è successo. La Caritas e la Chiesa cattolica in Giappone stanno facendo del loro meglio per aiutare le persone colpite dal terremoto.

 

Quante persone in città sono rimaste senza casa?

 

Circa 400mila persone, su un milione di abitanti, sono state costrette ad abbandonare le loro case, perché sono pericolanti o crollate del tutto.

 

È questo il problema più grave?

 

Sì, ma ce ne sono altri di non poco conto. Tra questi la scarsità di carburante, in quanto i distributori hanno esaurito la benzina, e le difficoltà a riattivare i trasporti pubblici. Inoltre, gli sfollati hanno bisogno di cibo, e in alcuni quartieri non ci sono più riserve d’acqua e di gas. L’elettricità è tornata nella maggior parte delle case, ma molti uffici continuano a rimanere chiusi.

 

I soccorsi stanno funzionando?


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