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GIAPPONE/ Mons. Kikuchi: da cristiani di fronte al dolore muto di chi non riconosce Dio

Pubblicazione:venerdì 18 marzo 2011

Un elicottero americano pronto a portare aiuti di prima necessità alla popolazione colpita dallo tsunami in Giappone (Foto Ansa) Un elicottero americano pronto a portare aiuti di prima necessità alla popolazione colpita dallo tsunami in Giappone (Foto Ansa)

È una domanda molto difficile, francamente non ne ho idea. La maggior parte delle persone non crede in Dio e non appartiene a nessuna religione. Lo stesso Scintoismo non ha più grande seguito in Giappone. Noi cristiani continuiamo a credere e le nostre energie ci vengono dalla fede. Ma non so che cosa possa aiutare la maggior parte delle persone in questa difficile situazione.

 

Che cosa può fare la Chiesa cattolica giapponese per aiutare la popolazione?

 

La Chiesa sta predisponendo un centro per aiutare le persone colpite dal terremoto. Il vescovo Hiraga e la Caritas giapponese stanno lavorando insieme per organizzare i volontari e le altre attività di soccorso.

 

La Chiesa cattolica può aiutare la popolazione a ritrovare una speranza?

 

Sì, in Giappone siamo una minoranza molto piccola, ma la Caritas è la Ong più grande attiva nel Paese: penso quindi che possiamo fare qualcosa per dare una speranza alle persone. Innanzitutto, grazie al fatto che noi per primi non abbiamo perso la speranza e la fiducia in Dio.

 

La vostra quindi è anche una testimonianza a tutto il Paese?

 

Sì, pur con alcuni limiti oggettivi. Nelle attività della Caritas non possiamo menzionare la parola Dio, specialmente in questo Paese. Il governo infatti ha deciso di non collaborare con i gruppi religiosi per le attività di sostegno alla popolazione, e quindi non possiamo dire che di appartenere alla Chiesa.

 

Perché non potete dire che appartenete alla Chiesa?


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