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GIAPPONE/ Mons. Kikuchi: da cristiani di fronte al dolore muto di chi non riconosce Dio

Pubblicazione:venerdì 18 marzo 2011

Un elicottero americano pronto a portare aiuti di prima necessità alla popolazione colpita dallo tsunami in Giappone (Foto Ansa) Un elicottero americano pronto a portare aiuti di prima necessità alla popolazione colpita dallo tsunami in Giappone (Foto Ansa)

Dipende dalla mentalità generale che c’è in Giappone, e che è molto peggiorata da quando, nel 1995, la setta buddista Aum Shinrikyo ha compiuto un attentato in metropolitana uccidendo numerose persone con le esalazioni di gas. Da allora tra la maggioranza dei giapponesi c’è un sentimento sospettoso e contrario alla religione. È molto difficile dire alle persone che la Caritas è un gruppo religioso. Anche perché lo stesso atteggiamento è condiviso dal governo nazionale e da quello locale, che sono animati da un forte sentimento contro le attività religiose. Non ci sono leggi che ci vietano di parlare del Cristianesimo e in Giappone esiste libertà di religione, ma dopo la seconda guerra mondiale la Costituzione è stata emendata vietando al governo di collaborare con associazioni legate alle fedi. Questo è il motivo per cui la Caritas non può esporsi troppo nell’esprimere la sua natura religiosa. Questo, però, non toglie che quando ci rapportiamo con le singole persone, emerge quello che siamo veramente, anche perché attraverso le nostre attività loro si rendano conto che non potremmo fare quello che facciamo se non fossimo cristiani.

 

(Pietro Vernizzi)



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