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IRLANDA/ John Waters: dopo il voto, il futuro si gioca ancora con l’Ue?

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Enda Kenny, leader del Fine Gael (Foto Ansa)  Enda Kenny, leader del Fine Gael (Foto Ansa)

La naturale scadenza di questo parlamento coincide con il centenario della Rivolta di Pasqua del 1916, da cui alla fine è nato il moderno Stato irlandese. Il popolo irlandese ha, nel profondo, un forte senso di indipendenza e fiducia in se stesso, messo però alla prova negli ultimi anni dalla crescente sensazione che il rapporto con l’Unione europea abbia creato un malsano senso di dipendenza, imponendo all’economia irlandese condizioni non adeguate alle sue peculiari necessità.

 

Sia il Fine Gael che i laburisti sono favorevoli senza riserve all’Ue e cercheranno di ristabilire un rapporto sano e funzionale tra Irlanda e Unione. Se questo tentativo dovesse fallire, le riserve degli irlandesi aumenterebbero sempre di più e diventerebbe probabile l’emergere di una nuova classe politica che dia voce all’idea che l’Irlanda debba tornare sui suoi passi per affrontare le questioni fondamentali della sua indipendenza e della sua capacità di cavarsela da sola.

 

Sinn Féin, che fino alla fine dello scorso millennio è rimasto distratto dal conflitto in corso nell’Irlanda del Nord, potrebbe giocare un ruolo chiave in una simile evoluzione. “Sinn Féin” significa “noi da soli” e rappresenta le posizioni più irredentiste sulla divisione dell’Irlanda e le relazioni con la Gran Bretagna e il resto del mondo. Il Sinn Féin viene dalla stessa parte della barricata nella guerra civile del Fianna Fáil ma, mentre la fisionomia di quest’ultimo si è diluita nella gestione del potere, il Sinn Féin ha speso gran parte degli ultimi cinquant’anni nel tentativo di realizzare il progetto nazionalista nel nord e, nonostante i limitati risultati ottenuti, la sua credibilità in materia di sovranità nazionale rimane elevata.

 

In anni recenti, esso ha preso posizione contro i trattati di Nizza e Lisbona, entrambi rigettati dagli irlandesi nella prima tornata elettorale e passati solo al secondo tentativo a seguito delle minacce sulle possibili conseguenze di una nuova scelta negativa, descritta come il morso della mano che dava da mangiare. Nonostante questa adesione alle richieste di una classe politica screditata, rimangono forti sospetti sul ruolo dell’Ue nei confronti dell’Irlanda, aumentata dalla sensazione che i “partner” europei si siano recentemente preparati a mollare gli irlandesi.

 

Il risultato di queste elezioni, quindi, non rappresenta tanto una risposta quanto una nuova serie di domande, il cui significato può essere riassunto in: “Stiamo a vedere cosa succede adesso”.



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