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NATASCHA KAMPUSCH/ La ragazza austriaca chiede allo Stato un milione di risarcimento

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Natascha Kampusch, foto Ansa  Natascha Kampusch, foto Ansa

LA PRIGIONIA - Natascha era stata rapita il 2 marzo 1998 mentre si stava recando a scuola, a Vienna. Aveva 10 anni di età. Il suo rapitore è Wolfgang Priklopil, un tecnico delle comunicazioni, un tipo schivo dall'aria apparentemente tranquilla. Natascha racconterà che l'uomo le avrebbe confessata di averla seguita a lungo, di aver deciso che voleva proprio lei. "Mi diceva che mi aveva seguito a lungo e aveva deciso di rapire proprio me, se non ci fosse riuscito quel giorno ci avrebbe riprovato".

L'uomo l'aveva afferrata e spinta nel suo furgoncino. Così Natascha ricorda quei momenti: “Ho gridato? Non lo so. Già ogni cosa dentro di me era un unico grido”, ha detto. “Provavo a gridare ma andava sempre più giù nella mia gola. Mi sono difesa? Credo di averlo fatto, perché il giorno dopo avevo un occhio nero. Mi ricordo solo una sensazione di paralisi”. “Il momento in cui mi prese durò solo pochi secondi. Ma nel momento in cui la porta del furgoncino si è chiusa dietro di me, ero consapevole del fatto che ero appena stata rapita – e che probabilmente sarei morta”. Wolfgang verrà descritto dai suoi colleghi di lavoro come un sadico, uno che si divertiva a far soffrire gli altri.

E così farà con la ragazzina, segregata nei sotterranei della sua abitazione, dapprima trattata con cura, poi violentata e obbligata a lavorare per lui, pulire la casa e la macchina. Un'unica concessione, il giorno del suo 18esimo compleanno, portarla con lui a fare la spesa al supermercato. “A 14 anni, ho provato molte volte a strangolarmi con i vestiti; a 15 ho provato a tagliarmi il polso con un largo ago da cucito”, ricorda oggi la ragazza. La fuga improvvisa, il 23 agosto 2006. Natascha stava pulendo la macchina del suo aguzzino con l'aspirapolvere.


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