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PAKISTAN/ Cervellera: l'uccisione del ministro Bhatti? Il governo è "succube" dei fondamentalisti

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Il ministro Bhatti insieme a Franco Frattini (Foto Ansa)  Il ministro Bhatti insieme a Franco Frattini (Foto Ansa)

Un’azione, quella di Bhatti, ostacolata, tra le altre cose, dall’inerzia e dall’incapacità del governo di far fronte all’estremismo. «Il governo di Ali Zardari ha già fatto dei passi indietro», spiega Cervellera. «Quando ci cono state le elezioni aveva promesso che avrebbe eliminato o fatto degli emendamenti alla legge sulla blasfemia. Dopo l’uccisione del governatore e in seguito alla minacce di morte indirizzate alla parlamentare pakistana che aveva proposto gli emendamenti, il partito ha ritirato la proposta di riformulazione della legge».  Un governo guidato da un partito laico, il Partito popolare. «Succube»,  tuttavia, delle formazioni estremiste, molto «presenti nell’esercito e nella società» e decisamente «più forti del partito al potere».

 

Eppure, l’idea di istituire un ministero del genere, continua il direttore di Asia News, «è buona». Il suo compito non consiste unicamente nel contrastare la legge sulla blasfemia, ma nella «tutela di tutte le minoranze laddove siano colpite». Negli episodi, ad esempio, «di discriminazione sociale» o laddove si tenti di «sottoporre i cristiani alla Sharia». In ogni caso, pensare che la situazione pakistana, ad oggi, volga in positivo, ribaltandosi, è «illogico». Cervellera, su questo non ha dubbi. La speranza, specie per i cristiani è che «si continui a difendere la libertà religiosa dove è possibile. E che, soprattutto, si difendano le scuole libere cattoliche, tra i pochi baluardi alla islamizzazione radicale a livello educativo».

 

Resta il caso di Asia Bibi. La cui condizione, difficilmente migliorerà, dopo l’eliminazione del ministro che aveva cercato di difenderla. «Si spera nell’appello», dice Cervellera. Ma «la preoccupazione – conclude – è che i fondamentalisti riescano a raggiungerla in carcere e la uccidano prima ancora di tornare di fronte alla sbarra».



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