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LIBIA/ 1. Vittadini: le vere ragioni di una guerra sbagliata

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Nicolas Sarkozy e Barack Obama (Imagoeconomica)  Nicolas Sarkozy e Barack Obama (Imagoeconomica)

La verità è che è ripartita la politica neocoloniale, per il petrolio, per il prestigio internazionale, per il controllo del Nord Africa e del Medioriente, per la vittoria di elezioni interne di leader europei o di leader pacifisti (!) quale Obama. E questo mostra una volta di più la debolezza dell’Unione Europea, che copre l’azione di Stati che, risvegliatisi da un benefico torpore durato 60 anni, tornano a una politica coloniale. Per questo, di fronte all’intervento armato della coalizione, non si può che pensare che l’unica alternativa a questa ipocrisia grondante sangue è la linea della Santa Sede. Uno sguardo a ogni uomo, che spinge al dialogo, sempre preferibile all’intervento armato, che considera la politica internazionale un'arte del compromesso, tesa a valutare tutti i fattori in gioco: qual è l’alternativa a un regime? Instaurare un sistema politico basato su elezioni multi partitiche che precondizioni chiede? E’ possibile imporre la democrazia con la violenza? 

Si potrebbe proseguire, ma già questo imporrebbe a tutti i Paesi occidentali una politica diversa per il bene dei popoli…



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COMMENTI
23/03/2011 - Il neo-colonialismo non spiega tutto (Stefano Gatto)

Sono d'accordo con lo spirito dell'intervento di Vittadini e con il richiamo al magistero del Papa, che è indubbiamente un riferimento importante. Tuttavia, ritengo riduttivo semplificare al concetto di neo-colonialismo di ritorno, pur certamente non asente nel backmind di molti leader occidentali. La realtà d'una crisi internazionale è molto più complessa. Un'analisi più completa dell'intervento di Vittadini nella mia nota https://www.facebook.com/notes/stefano-gatto/lintervento-di-giorgio-vittadini-sulla-libia/197933306904423

 
23/03/2011 - Colonialismo "mutatis mutandis" (Antonio Servadio)

Concordo al 100% con l'autore. Un punto centrale è che il Papa era e resta una figura di riferimento, per tutti, con un angolo visuale più ampio e più alto. In secondo luogo, è meritevole proporre una riflessione sul (neo)colonialismo. Il "filo rosso" sta nel pedante paternalismo politico e culturale di una parte del mondo nei confronti di altre parti di mondo. Qua noi vediamo "missioni umanitarie" ed il garantismo internazionale. Dall'altra parte vedono esattamente questo: continuità con il colonialismo. E' un problema serio, perché chi soffia sul fuoco dello "scontro di civiltà" strumentalizza proprio quel diffuso sentore di intramontabile colonialismo (politico, culturale). Invito anche a ripassare le vecchie cronache. I talebani odierni sono poi quelli che erano armati e foraggiati dagli USA quando si voleva "liberare" il paese dal giogo sovietico. Si sbandierava la cacciata dell'oppressore ma erano motivazioni geopolitiche. A posteriori, sappiamo che c'era molta più civiltà e libertà sotto l'URSS. Infine, torno all'oggi e leggo un titolo del 22 c.m. "Afghanistan, nuove foto di abusi - Nuove foto choc come Abu Ghraib"....

 
22/03/2011 - Novità (Lindo Caprino)

Questa sera le agenzie di stampa lanciano la notizia che gli insorti di Bengasi chiedono aiuto diretto sul terreno per avere qualche possibilità di farcelea a vincere. Si sta preparando il nuovo Irak, come previsto da molti?

 
22/03/2011 - L'origine della guerra (Andrea Staiti)

La critica ai Paesi occidentali e' molto corretta. Tuttavia, occorre ricordare che la 'guerra' a Gheddafi non e' partita dalla volonta' dei Paesi occidentali ma da quella della popolazione locale, stufa della dittatura (a meno che non si vogliano ipotizzare complotti occidentali all'origine della rivolta ma il complottismo e' quasi sempre speculazione). A questo punto c'erano solo tre opzioni: (1) stare a guardare; (2) schierarsi con Gheddafi; (3) schierarsi coi ribelli. Mi sembra che l'opzione 3 sia, nonostante tutto, la meno peggiore. Mi sbaglio?

 
22/03/2011 - Almeno la Cirenaica sia libera. (Giuseppe Crippa)

«L'autorità del diritto e la forza morale dell'Onu costituiscono le basi sulle quali si fonda il diritto d'intervento per salvaguardare la popolazione presa in ostaggio dalla follia mortale dei fautori della guerra» così si era espresso, in un messaggio inviato al segretario dell’ONU il 12 marzo 1993 (18 anni fa) Giovanni Paolo II, il papa citato da Giorgio Vittadini, e più ancora l’anno precedente, nell’annuale discorso alla FAO, Giovanni Paolo II aveva detto: «…sia reso obbligatorio l'intervento umanitario nelle situazioni che compromettono gravemente la sopravvivenza di popoli e di interi gruppi etnici». Qualcosa andava fatto per fermare la repressione del regime libico contro le popolazioni della Cirenaica, che fin da subito è andata ben oltre una operazione di polizia. Al di là dei motivi per i quali Francia ed Inghilterra agiscono con un impgno che sarebbe meglio vedere profuso per ben altre cause, non dispiace veder distrutto un esercito mercenario e sperare libero un popolo che ha alzato la testa dopo 40 anni di sottomissione ad un regime. Se qualche tribù libica si riconosce ancora in Gheddafi, che se lo tenga, ma se Gheddafi vuole tutta la Libia, allora meglio che il suo percorso politico termini ora.

 
22/03/2011 - ingerenza umanitaria,diritto pubblico globale (attilio sangiani)

Il problema mi pare più complesso. Anche la S.Sede,in passato,ha parlato di "ingerenza umanitaria". Tanto che diversi giuristi esperti di diritto pubblico intenazionale parlano ,da tempo,di una evoluzione di tale ramo del diritto. Una inversione di marcia,rispetto alle delibarazioni del TRATTATO DI WESTFALIA,1648,che sciolse la "Respublica cristianorum",istaurando la sovranità assoluta di ogni Stato. Se le cose stanno in questi termini,gli interventi elencati nell'articolo non si dovrebbero qualificare come "guerre",che sono tali se di Stati del tutto sovrani contro altri simili. Bensì dovrebbero essere parificati agli interventi "armati" delle polizie per combattere la criminalità. Non "guerre" quindi,ma " conflitti polizieschi". Ciò non toglie,naturalmente,che ci si possa interrogare : " Da quale parte sta la giustizia e la verità ?",come in ogni conflitto interno ad uno Stato. Se il mondo è ormai avviato a darsi un Governo globale,con limitazione della sovranità di ogni singolo Stato,ciò vale anche nel campo dell'ordine pubblico. Cordialmente

 
22/03/2011 - Che il vero scopo...? (Francesco Giuseppe Pianori)

Che il vero scopo di tutta questa operazione sia un altro? Che il pensiero debole non sia solo quello obamiano-clintoniano? Che si voglia la fine dell'Europa stessa? "L'Europa o sarà cristiana o non sarà" (Giovanni Paolo II) La gente tende naturalmente alla felicità e ama più la pace che la guerra. Mi stupisce vieppiù la Piazza San Pietro ogni domenica stracolma di gente all'Angelus del Papa. Forse il vero obiettivo non è il rinnovato colonialismo e il controllo energetico; penso piuttosto sia (assurdamente) la fine di questo Papa e l'allontanamento del popolo dall'esperienza cristiana. Il Papa dà fastidio. Dietro la grandeur francese e l'opportunismo britannico ci sta il Nemico dell'uomo. Che sia per questo che il Papa invita a pregare per la pace?

 
22/03/2011 - valori assoluti (francesco scifo)

Sul Corriere della sera del 21 marzo è riportata una frase del filosofo Severino che parla della morte dell'etica e della crisi della verità intesa come valore assoluto e comune a tutti. Non credo che il filosofo abbia ragione: è vero che c'è una crisi di valori assoluti, ma dicendo che l'etica non è viva lui stesso si contraddice affermando qualcosa di assoluto come la morte. Quale sia il parametro assoluto su cui misurare la bontà di una guerra non è dato saperlo, però ne posso indicare almeno tre: i valori cristiani, la nostra costituzione e la nostra coscienza. Mi pare che non vi sia nulla di cristiano a bombardare chiunque; mi pare che violi l'art.11 e l'art.78 della Costituzione fare la guerra senza autorizzazione delle camere preventiva; mi pare, infine, che alla nostra coscienza ripugni vedere alla televisione cadere le bombe e le persone avvicinarsi senza timore ai bersagli colpiti senza che nessuno le avverta che le polveri diffuse intorno al bersaglio dall'esplosione sono mortali, per l'eventuale uranio impoverito.