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Esteri

LIBIA/ 2. Ecco perché le bombe di Sarkozy non risolvono il dopo Gheddafi

Frattini ha ribadito che l’Italia intende verificare “la coerenza” dell’azione della coalizione internazionale con il pieno rispetto della risoluzione Onu. Il commento di MARIO MAURO

Libia, un attacco al suolo della forza multinazionale (Ansa)Libia, un attacco al suolo della forza multinazionale (Ansa)

“Nei giorni scorsi le preoccupanti notizie che giungevano dalla Libia hanno suscitato anche in me viva trepidazione e timori. Ne avevo fatto particolare preghiera al Signore durante la settimana degli Esercizi spirituali”. Durante l’Angelus di domenica mattina Benedetto XVI ha rivolto il suo pensiero a ciò che sta accadendo in Libia, rivolgendo un “pressante appello”: “Seguo ora gli ultimi eventi con grande apprensione, prego per coloro che sono coinvolti nella drammatica situazione di quel Paese e rivolgo un pressante appello a quanti hanno responsabilità politiche e militari, perché abbiano a cuore, anzitutto, l’incolumità e la sicurezza dei cittadini e garantiscano l’accesso ai soccorsi umanitari”.

Il numero dei fattori in gioco quando si cerca di analizzare una qualsivoglia crisi internazionale è talmente elevato da rendere rischiosamente improbabile ogni previsione ed ogni giudizio preventivo su una determinata azione e sulle conseguenze di essa. In nessun altro ambito della politica esiste una tale incertezza. Quello che accadrà in Libia dopo l’intervento militare di questi giorni è un enigma che non si può risolvere con incauti paragoni rispetto a guerre passate. La Libia non è l’Iraq, non è l’Afghanistan, non è il Kosovo, non è il Libano.

Si andava verso una strage. Questo è apparso ai più nella Comunità internazionale. Questo è un fatto che non poteva farci stare a guardare. La mobilitazione nei confronti di Gheddafi è in questo senso necessaria e giustamente condivisa da tutti. “Forse è meglio essere irresponsabili e giusti che responsabili e ingiusti” avrebbe detto Winston Churchill. Due paesi, Italia e Germania, nel sostenere l’operazione guidata da Francia e Gran Bretagna, hanno avanzato alcuni distinguo rispetto alla linea condivisa dall’iniziale maggioranza. Detto dell’inevitabilità e dell’urgenza di un intervento, che ha evidenti ragioni umanitarie, sono tutt’altro che irrilevanti gli argomenti alla base della decisione di non intervenire direttamente da parte del governo tedesco. Il ministro degli Esteri Frattini ha peraltro chiesto “un approccio più coordinato sotto la Nato, perché ha l’esperienza e la capacità, perchè qui operiamo nel teatro classico dove la Nato è localizzata, cioè nella regione europea-mediterranea e infine perchè la Nato ha buoni esempi di cooperazione con i paesi mediterranei non Nato, come Emirati e Qatar”. “Se ci fosse una moltiplicazione dei comandi, dovremo studiare un modo perché l’Italia assuma la responsabilità del controllo delle proprie basi”.


COMMENTI
23/03/2011 - L'ITALIA CHIEDA CHE TACCIANO LE ARMI E MEDIAZIONE (Vittorio Brambilla di Civesio)

Le ambizioni egemoniche di Francia e GB sul Mediterraneo sono la vera ragione dell'attacco alla Libia e non certo il motivo umanitario. La vera "guerra" è tra Francia e Italia. Il casus belli parte dall'economia, dalla scalata di Lactalis a Parmalat: l'infiltrazione lenta e costante della finanza francese nei punti nevralgici del Sistema Italia. Una strategia egemonica che non prevede reciprocità. I francesi paiono orientati a considerare l'Italia terra di conquista (Alitalia, BNL, Mediobanca, Bulgari). Da oltre un secolo la Libia è un'area in cui la comunità internazionale ha sempre assegnato un ruolo preminente all'Italia: importiamo il 14% di gas e il 24% di petrolio e a fine 2010 la Libia ospitava oltre 100 imprese italiane(ENI,Finmeccanica,Impregilo). Dobbiamo opporci con la massima determinazione affinchè sia garantito il rispetto degli accordi Italia-Libia su gas e petrolio. La risoluzione ONU, il cui testo prevede azioni limitate, è stata VIOLATA da Francia e GB che stanno portando un attacco militare totale con vittime civili contro le tribù della Tripolitania alleate con Gheddafi a favore di quelle islamiche della Cirenaica. Per questo la Norvegia e poche ore fa la Germania si sono ritirate da azioni NATO nel Mediterraneo.L'Italia chieda il cessate il fuoco a FR e GB (anche vietando aerei stranieri nelle nostre basi)Come chiede il Vescovo di Tripoli tacciano tutte le armi e si arrivi alla mediazione. L'Italia se ne faccia carico come un leone senza paure e ipocrisie

 
22/03/2011 - evitare divagazioni improprie (attilio sangiani)

Credo che non sia giusto approfittare di ogni problema per sfoderare opinioni non aderenti al tema. In Cirenaica è iniziata una ribellione contro un capo che governa da decine di anni,senza ricambio,come quelle di Tunisia ed Egitto. Tutti,anche coloro che ora criticano la risoluzione dell'ONU e le conseguenze militari,salutavano le ribellioni come fatti positivi. Non vedo perchè dovrebbero cambiare parere nel caso della Libia. Naturalmente l'intervento militare non sembra dettato solo da fini "umanitari". Si tratta allora di ricondurlo in tali confini,lasciando che sia il popolo libico a decidere del suo futuro,dopo che lo sia stato messo in grado di farlo,almeno in Cirenaica.

 
22/03/2011 - *** (celestino ferraro)

DIO NON VOGLIA! Quando a Roma parlava Cicerone, Lutetia era una palude occupata da una tribù gallica che i romani chiamarono “Lutetia Parisorum” (la palude occupata dai Parisi). Conobbero gli insegnamenti del diritto solo dopo che Cesare la civilizzò occupandola militarmente. Nel 508, quando cessò il dominio romano, Clodovico il Franco fece di Parigi la capitale della dinastia Merovingia. I Franchi erano tribù germaniche che furono federate nel tardo impero romano e Clodovico fu quello che federò le tribù fondando la dinastia Merovingia. Insomma, noi italiani, non è che dobbiamo attendere l’arrivo dei parigini per imparare a governare i popoli nel solco di quel diritto che fu lo “Ius gentium” (diritto di cui si servono tutte le genti). Poi, come suol dirsi, le carte si sono imbrogliate e Parigi è assurta ai fasti della storia europea, negligendo l’Italia caduta preda degli invasori barbari resi tracotanti dalla caduta di Roma Imperiale. Questa la storia. Sarkozy s’improvvisa guerriero e pretende di diventare il merovingio europeo del III Millennio, dopo che non seppero ( i Franchi) difendersi dagli Alemanni che fecero della “Linea Maginot” (1940) l’esempio fumante, rovinoso, della incapacità strategica dei francesi alla Eduard Daladier. È lo spirito di De Gaulle che torna, che aleggia sull’Europa, la revanche, per riscattare il colonialismo parigino che in Algeria visse le pagine più nere dello “ius gentium”. Gheddafi è la pecora nera dell’orgoglio panarabo e Sarkoz