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LIBIA/ 2. Ecco perché le bombe di Sarkozy non risolvono il dopo Gheddafi

Libia, un attacco al suolo della forza multinazionale (Ansa) Libia, un attacco al suolo della forza multinazionale (Ansa)

La posizione tedesca è stata espressa dal ministro degli Esteri Guido Westerwelle: “sono necessarie pressioni politiche, sanzioni finanziarie ed economiche mirate e non un intervento militare in quanto è difficile prevederne le conseguenze”. La questione fondamentale, secondo Roma e Berlino, riguarda il dopo Gheddafi: ci sono le condizioni per un miglioramento della situazione rispetto al periodo della dittatura? Chi sono e quali garanzie offrono gli interlocutori democratici che già da ora devono apparecchiare un nuovo sistema istituzionale? Sono domande alle quali bisogna rispondere con la stessa fretta con la quale la Francia si è presa il comando dell’operazione.

 

Il Mediterraneo in guerra è la peggior catastrofe che il Mondo possa attendersi oggi. Qualcosa che potrebbe stravolgere la vita di ciascuno di noi, che siamo il paese più vicino alle turbolenze. Siamo anche il paese che nutre i maggiori interessi nell’area. Con la Libia soprattutto.

In Libia non deve esserci una “guerra” e l’Italia intende verificare “la coerenza” dell’azione della coalizione internazionale con il pieno rispetto della risoluzione 1973 dell’Onu. È con questi paletti che il Ministro Frattini ha rivendicato ieri a Bruxelles che il comando delle operazioni militari in Libia passi presto sotto l’ombrello della Nato.

 

Senza troppi giri di parole, questa è la guerra di Nicolas Sarkozy. Il Presidente francese è fortemente convinto che sarà una guerra lampo. La seconda convinzione che ha spinto Sarkozy all’intervento è che gli garantirà la rielezione all’Eliseo. Speriamo che sia vero. Per il popolo libico, già profondamente colpito. Ma anche per noi: un conflitto prolungato è difficile da sostenere. In termini economici e di vite umane. Non si tratterebbe di un trionfo, ma sarebbe, intendiamoci, il minore dei mali. Il vuoto lasciato da Gheddafi sarà difficilissimo da colmare, anche considerando l’ovvia inadeguatezza degli attori che restano sullo scenario libico: lo Stato non esisterà più e l’Italia dovrà gestire probabilmente una parte del protettorato che nascerà dopo la guerra.

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COMMENTI
23/03/2011 - L'ITALIA CHIEDA CHE TACCIANO LE ARMI E MEDIAZIONE (Vittorio Brambilla di Civesio)

Le ambizioni egemoniche di Francia e GB sul Mediterraneo sono la vera ragione dell'attacco alla Libia e non certo il motivo umanitario. La vera "guerra" è tra Francia e Italia. Il casus belli parte dall'economia, dalla scalata di Lactalis a Parmalat: l'infiltrazione lenta e costante della finanza francese nei punti nevralgici del Sistema Italia. Una strategia egemonica che non prevede reciprocità. I francesi paiono orientati a considerare l'Italia terra di conquista (Alitalia, BNL, Mediobanca, Bulgari). Da oltre un secolo la Libia è un'area in cui la comunità internazionale ha sempre assegnato un ruolo preminente all'Italia: importiamo il 14% di gas e il 24% di petrolio e a fine 2010 la Libia ospitava oltre 100 imprese italiane(ENI,Finmeccanica,Impregilo). Dobbiamo opporci con la massima determinazione affinchè sia garantito il rispetto degli accordi Italia-Libia su gas e petrolio. La risoluzione ONU, il cui testo prevede azioni limitate, è stata VIOLATA da Francia e GB che stanno portando un attacco militare totale con vittime civili contro le tribù della Tripolitania alleate con Gheddafi a favore di quelle islamiche della Cirenaica. Per questo la Norvegia e poche ore fa la Germania si sono ritirate da azioni NATO nel Mediterraneo.L'Italia chieda il cessate il fuoco a FR e GB (anche vietando aerei stranieri nelle nostre basi)Come chiede il Vescovo di Tripoli tacciano tutte le armi e si arrivi alla mediazione. L'Italia se ne faccia carico come un leone senza paure e ipocrisie

 
22/03/2011 - evitare divagazioni improprie (attilio sangiani)

Credo che non sia giusto approfittare di ogni problema per sfoderare opinioni non aderenti al tema. In Cirenaica è iniziata una ribellione contro un capo che governa da decine di anni,senza ricambio,come quelle di Tunisia ed Egitto. Tutti,anche coloro che ora criticano la risoluzione dell'ONU e le conseguenze militari,salutavano le ribellioni come fatti positivi. Non vedo perchè dovrebbero cambiare parere nel caso della Libia. Naturalmente l'intervento militare non sembra dettato solo da fini "umanitari". Si tratta allora di ricondurlo in tali confini,lasciando che sia il popolo libico a decidere del suo futuro,dopo che lo sia stato messo in grado di farlo,almeno in Cirenaica.

 
22/03/2011 - *** (celestino ferraro)

DIO NON VOGLIA! Quando a Roma parlava Cicerone, Lutetia era una palude occupata da una tribù gallica che i romani chiamarono “Lutetia Parisorum” (la palude occupata dai Parisi). Conobbero gli insegnamenti del diritto solo dopo che Cesare la civilizzò occupandola militarmente. Nel 508, quando cessò il dominio romano, Clodovico il Franco fece di Parigi la capitale della dinastia Merovingia. I Franchi erano tribù germaniche che furono federate nel tardo impero romano e Clodovico fu quello che federò le tribù fondando la dinastia Merovingia. Insomma, noi italiani, non è che dobbiamo attendere l’arrivo dei parigini per imparare a governare i popoli nel solco di quel diritto che fu lo “Ius gentium” (diritto di cui si servono tutte le genti). Poi, come suol dirsi, le carte si sono imbrogliate e Parigi è assurta ai fasti della storia europea, negligendo l’Italia caduta preda degli invasori barbari resi tracotanti dalla caduta di Roma Imperiale. Questa la storia. Sarkozy s’improvvisa guerriero e pretende di diventare il merovingio europeo del III Millennio, dopo che non seppero ( i Franchi) difendersi dagli Alemanni che fecero della “Linea Maginot” (1940) l’esempio fumante, rovinoso, della incapacità strategica dei francesi alla Eduard Daladier. È lo spirito di De Gaulle che torna, che aleggia sull’Europa, la revanche, per riscattare il colonialismo parigino che in Algeria visse le pagine più nere dello “ius gentium”. Gheddafi è la pecora nera dell’orgoglio panarabo e Sarkoz