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Esteri

LIBIA/ Albacete: una guerra che non piace neanche a Obama e agli Usa

Barack Obama e Muammar Gheddafi (Foto Ansa)Barack Obama e Muammar Gheddafi (Foto Ansa)

Vero è che l’intervento in Libia è multilaterale, osserva Haass, ma un appoggio multilaterale in sé e per sé non è una ragione per fare qualcosa. Vi è chi difende l’azione militare perché giustificata da ragioni morali, ma Haass osserva ancora che questo esige che in Libia si stabilisca qualcosa di più accettabile moralmente, con costi commisurati al risultato. In effetti, non vi sono molte ragioni per essere fiduciosi che l’opposizione possa costituire una positiva alternativa nazionale al regime. “Una Libia in guerra con se stessa per anni, o che accoglie gruppi come Al Qaeda, o è troppo debole per contrastarli, non è qualcosa per cui vale la pena di combattere”. Haass conclude: “L’intervento in Libia pone soprattutto in discussione il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Gli Stati Uniti non possono e non dovrebbero intervenire in ogni conflitto interno in cui si manifesta il male”.

Se questo giudizio rappresenta più o meno i Democratici progressisti delusi dalle politiche di Obama, cosa succede tra i Repubblicani? Dopo avergli chiesto per settimane di essere più deciso nella questione libica, nessuno dei candidati del Gop (i Repubblicani) per il 2012 ha espresso appoggio per il Presidente Obama. Invece, hanno criticato aspramente il comandante in capo durante il weekend o hanno evitato di prendere posizione.

L’ex speaker della Camera Newt Gingrich, per esempio, ha dichiarato a Politico che: “Iran e Corea del Nord sono minacce molto più grandi. [Il dittatore dello Zimbabwe Robert] Mugabe ha ammazzato molta più gente, la dittatura sudanese ha ammazzato più gente, c’è una quantità di dittatori che compie nefandezze”. L’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum ha detto che Obama ha esitato talmente che gli Stati Uniti “possono aver perso la loro finestra di opportunità”. Molti non hanno detto nulla, almeno in pubblico, dato che l’attacco è partito sabato. Quando Politico ha condotto un’indagine tra i principali candidati “i rappresentanti dell’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, dell’ex sindaco di New York City, Rudy Giuliani, degli ex governatori del Minnesota, Tim Pawlenty, dell’Indiana, Mitch Daniels, dall’Arkansas, Mike Huckabee e del deputato del Minnesota, Michele Bachmann, non hanno risposto alla richiesta di commenti”.


COMMENTI
24/03/2011 - Che glielo spiega? (Mariano Belli)

Andateglielo a spiegare al Cardinal Bagnasco : oggi come oggi la Chiesa italiana è più interventista degli Stati Uniti! (leggere le dichiarazioni di ieri 23 marzo su Avvenire, e gli stessi editoriali pubblicati ultimamente su quel giornale). Certo, ci sarà un motivo dietro, chissà, forse tanti profughi fanno gola a qualcuno....ma di certo, per la Chiesa italiana è notte fonda.