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Esteri

LIBIA/ Tutte le paure (giustificate?) di Israele

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Nessun commento sulla condotta degli altri. Non una parola su un Sarkozy che si è improvvisamente travestito da Napoleone o un affondo sul Nobel per la pace che ha legittimato un conflitto così inatteso. I più maligni guardano al suo silenzio come a un tacito assenso, anche se tutti preferiscono seguire con crescente preoccupazione le dichiarazioni della Lega Araba, che si dice “preoccupata“ dall’evolversi della situazione. E non esclude ritorsioni.

 

Ma quella di Francia e Gran Bretagna non è una crociata anti-islam. Piuttosto un tentativo maldestro di eliminare un dittatore. Eppure c’è chi è pronto a scommettere che Sarkozy dovrà pagare un prezzo al mondo arabo per questa invasione, un gesto pubblico per dimostrare che queste bombe sono solo per Gheddafi e non contro gli arabi musulmani.

 

Il momento opportuno potrebbe essere tra due settimane, quando i governi europei dovranno esprimersi contro Israele nel processo degli accordi di pace con i Territori Palestinesi. Ecco il conto che potrebbero presentargli. E che alla fine pagherebbe proprio Israele. Ma è ancora tutto da vedere. Spesso anche qui si scrive solo per mandare in stampa i giornali.

 

 

La maggior parte delle persone preferisce guardare con attenzione al processo di transizione, quando verrà. E stare zitta. Perché in fin dei conti, di cosa deve temere Israele? Che al potere vada un leader più antisionista di Gheddafi? Via, non scherziamo. E’ improbabile, se non impossibile. Ma non ditelo in Israele. Qui ci campano, con la paura. Anzi, si direbbe che a volte li rende più forti.

 

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