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Esteri

AFRICA/ Impariamo da quel missionario che progettò la rigenerazione del Continente Nero

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Anche lei è “figlia” del grande santo missionario veronese per essere stata educata da ragazza proprio da un comboniano, padre Pietro Tiboni. «Se mi si chiede: “Che cos'è la salvezza per l'Africa?”. Io rispondo: la fede! Per me è andata così: ho iniziato ad interessarmi alla realtà che mi circondava quando ho scoperto che il mio “niente” era stato salvato. L'Africa si salva salvando la persona e la persona si salva attraverso l'appartenenza a Cristo, perché la fede mostra un modo nuovo di guardare le cose», ha affermato con forza.

Grazie al sostegno della Fondazione Avsi – una Ong che coopera allo sviluppo di 37 Paesi nel mondo – e ad un finanziamento da parte del ministero italiano per gli Affari Esteri, il Meeting Point International ha fondato a Kampala il Centro permanente per l'Educazione, una struttura educativa di eccellenza che finora ha formato 18mila persone, tra insegnanti, educatori e operatori sociali.  Le altre attività vanno dall'assistenza medica e psicologica per i malati di Aids, alle lezioni scolastiche, al microcredito, alle attività ricreative: i canti, il teatro e la danza vengono proposti come “introduzione alla bellezza e alla vera conoscenza delle cose”. Attraverso tutte le attività, l'intenzione è, appunto, quella di Comboni: generare una responsabilità. «Vedo che molti nostri ospiti – ha raccontato ancora Rose –, prima attenti solo a ricevere, ora “mi spiano” e vogliono imitare il mio “stile di vita”. Ad esempio, quando c'è stato lo tsunami in Asia, nel 2004, alcune delle nostre donne hanno spaccato pietre per giorni per riuscire ad inviare qualche soldo: “Noi ci siamo sentite volute bene da te e adesso vogliamo bene a quelli là!”, mi avevano detto. Accadono cose piuttosto inconsuete per la mentalità africana: un gruppo di 23 ragazzi appena battezzati, come volontariato, sta andando ogni giorno a cantare in una cava di pietra per alleviare la fatica delle lavoratrici; hanno un vasto repertorio di canti alpini (ride divertita, ndr) che io stessa ho insegnato loro dopo averli imparati negli incontri di Cl: loro, però, si sono perfezionati da soli, andando a cercare i video su internet. E sono diventati bravissimi! È proprio vero: il cuore che ha incontrato Cristo esplode in un canto di gioia».

(Ermanno Benetti)

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