BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Scola: così Libia e Nord Africa possono "rifare" l'Europa

Pubblicazione:lunedì 28 marzo 2011

Il card. Angelo Scola (Imagoeconomica) Il card. Angelo Scola (Imagoeconomica)

All’Angelus di ieri Benedetto XVI ha rivolto un appello «a quanti hanno responsabilità politiche e militari, per l’immediato avvio di un dialogo, che sospenda l’uso delle armi». «Che la pace ritorni al più presto per quelle popolazioni e si fermino tragedie ulteriori - dice a ilsussidiario.net il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia -, significa ridire con forza che ogni morto è di troppo. La pace però non è un automatismo utopistico, occorre costruirla ogni giorno nella realtà». «Noi europei - spiega ancora Scola - siamo vittime di una forte presunzione. Pensiamo di saper valutare e risolvere i problemi senza prendere in considerazione la testimonianza di chi vive in queste situazioni». A cominciare dai cristiani di quelle terre. E non esistono solo le pur importantissime istanze di partecipazione e di democrazia, ma anche le trasformazioni dell’islam. Una sfida nel quale si giocano i contorni spirituali dell’identità europea, e in particolare dell’Italia, cerniera tra nord e sud del mondo.

«Chiedo a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nord africana», aveva già detto Benedetto XVI all’Angelus di domenica 20 marzo. Che senso può avere parlare di pace quando la politica rivendica un’azione diretta a salvare le popolazioni dalla tirannia?

Parlare di pace in queste circostanze significa ovviamente esigere che la violenza delle armi, anche in questo caso, finisca e ceda il posto alla trattativa. Che la pace ritorni al più presto per quelle popolazioni e si fermino tragedie ulteriori, significa ridire con forza che ogni morto è di troppo. La pace però non è un automatismo utopistico, occorre costruirla ogni giorno nella realtà. Per questo, per ottenere la pace, la preghiera si pone, contro ogni scetticismo, come strumento efficace.

A ben vedere nemmeno le leve della realpolitik sembrano in grado di rispondere bene ai comandi. Questo da cosa dipende? Da una carenza di «strategia» o da un deficit culturale o di lungimiranza di altro tipo?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
28/03/2011 - Governare gli eventi (Mariano Belli)

Io quello che proprio non capisco è questo : perchè dobbiamo sempre avere la presunzione di governare gli eventi in casa d'altri, quando non siamo nemmeno capaci di governare quelli di casa nostra? Poi vorrei anche capire sulla base di quali principi la chiesa si è dichiarata interventista...