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SCENARIO/ Scola: così Libia e Nord Africa possono "rifare" l'Europa

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Il card. Angelo Scola (Imagoeconomica)  Il card. Angelo Scola (Imagoeconomica)

Io non sono un esperto, quello che posso rilevare è che spesso noi europei siamo vittime di una forte presunzione. Pensiamo di saper valutare e risolvere i problemi senza prendere i considerazione la testimonianza di chi vive in queste situazioni. Questo ci impedisce sovente di considerare tutti i fattori in campo. Molti collaboratori di Oasis che vivono sul posto ci invitano in questi giorni a porre precisi distinguo: la situazione del Nord Africa è diversa da quella del Medio Oriente, anche se le due aree sono in ebollizione. Quello che sta accadendo è un fenomeno in larga parte inatteso o non previsto in questi termini, ma ha connotati assai diversi da Paese a Paese: la Libia non è l’Egitto, conosciamo molto poco della Libia, così com’è radicalmente diverso quanto è accaduto a Tunisi. E ancora diverso è ciò che sta avvenendo in Siria.

E nello specifico, della Libia, Eminenza, cosa pensa?

Per l’attuale guerra in Libia vorrei ricordare il parere del card. Angelo Bagnasco, espressione di tutti noi vescovi italiani. Mi sembra un giudizio realistico: non si può stare fermi quando sono a rischio molte vite e la società civile. Ciò che diventa complesso da capire è poi in che cosa debba consistere questo intervento. Allora diviene irrinunciabile ascoltare molto attentamente la voce di persone come il vescovo di Tripoli che è lì da anni e conosce la situazione dall’interno.

Se ci allontaniamo per un attimo dalle vicende che riguardano la crisi libica, vediamo che tutto il Mediterraneo - a partire dagli attentati contro i cristiani della fine dell’anno scorso, poi con la crisi egiziana, etc. - vive una fase di instabilità senza precedenti. Che cosa sta cambiando?

Io credo che, come sempre nelle vicende umane, è solo nel tempo che un processo, per giunta così esplosivo e complesso, può essere compreso. Dobbiamo avere la pazienza di lasciare che tutti i fattori vengano a galla. Certamente non si può sottovalutare l’energica domanda di libertà, di dignità di vita, di democrazia, di lavoro che emerge da questi movimenti, ma ci sono altri aspetti che ancora non riusciamo a vedere e dovremo, invece, con molta cura cercare di capire. Per esempio: quale evoluzione potranno avere i diversi Islam a partire da questi fatti? Nello stesso tempo avanza quel processo che io chiamo “meticciato di civiltà e culture”: un processo storico, che tiene dentro una parte di violenza, una parte di imprevedibile ed anche di speranza, che non chiede il permesso di accadere, ma che noi possiamo almeno tentare di accompagnare, di governare.

Quanto la preoccupa la situazione dei cristiani in Medio Oriente? Si può ancora parlare - data la loro esiguità di presenza - di un loro particolare «compito» a fronte di queste circostanze?


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COMMENTI
28/03/2011 - Governare gli eventi (Mariano Belli)

Io quello che proprio non capisco è questo : perchè dobbiamo sempre avere la presunzione di governare gli eventi in casa d'altri, quando non siamo nemmeno capaci di governare quelli di casa nostra? Poi vorrei anche capire sulla base di quali principi la chiesa si è dichiarata interventista...